La ricetta Monti-Fornero per la riforma del mercato del lavoro

Economia

La ricetta Monti-Fornero per la riforma del mercato del lavoro

Si riparla di riforma del mercato del lavoro. Che in Italia, non funziona al meglio, questo è ormai notorio. Per farla, però, bisognerebbe mettere d’accordo le parti sociali, Confindustria e sindacati, in modo da non destare nuove tensioni di cui l’Italia, in questo momento, non ha certo bisogno. Dopo la bufera innescata dalla Fornero, con le sue parole sull’Articolo 18, il governo adesso ci va coi piedi di piombo e cambia gli accenti, tanto che il Presidente del Consiglio, Mario Monti, ieri ha detto che è necessario un sistema di regole non interpretabili. Che può voler dire tutto e il suo contrario. Dalle indiscrezioni che trapelano dal Ministero del Lavoro, sembra che la filosofia che dovrebbe dare una impronta alla eventuale riforma sarebbe quella di dare a tutti alcune certezze di base approntando un sistema di garanzie che si estenda all’intero mondo del lavoro. Per far questo, si dovrebbe superare la dicotomia tra le aziende sotto i 15 dipendenti, dove non si applica lo Statuto dei lavoratori e dove spesso regna l’arbitrio e quelle che sono sopra questa soglia, ove vige un sistema del tutto diverso.

In questo modo terminerebbero rapporti arcaici come quelli che vedono i dipendenti costretti a orari massacranti, paghe da fame e rapporti contrattuali totalmente precari. Per poterlo fare, si andrebbe ad agire anche sull’altro versante, quello garantito delle aziende sopra i 15 dipendenti, per il quale si prospetta la tendenza a ridurre il numero di occupati a tempo indeterminato a vantaggio di rapporti di lavoro meno stabili, scambiando la creazione di nuovi posti di lavoro con la garanzia che quel lavoro duri nel tempo. Insomma, il modello FIAT leggermente edulcorato. Resta però da capire come possa la CGIL, dopo essersi opposta al modello proposto da Marchionne, accettare che venga esteso a livello nazionale. Probabilmente, per evitare l’opposizione del sindacato maggiore e la spaccatura intersindacale,la Fornerocercherà di addolcire la pillola con una serie di norme tese ad abbattere il lavoro precario tra i giovani, necessità sulla quale tutti convergono. A questo proposito, si potrebbe partire dal contratto di apprendistato proposto dall’economista Tito Boeri, che introdurrebbe il principio per cui tutti i contratti dopo un certo periodo diventano a tempo indeterminato, facendo in modo che lo schema sia meno rigido, a seconda della tipologia cui esso si rivolge.

L’importante è che in tutti i casi ci siano regole di base identiche e che venga evitata la eccessiva frammentazione che ha permesso alle imprese senza scrupoli di utilizzare la manodopera senza alcun vincolo. Altro capitolo caldo, è quello degli ammortizzatori sociali e dell’Articolo 18. L’estensione del tempo indeterminato a tutti i contratti, infatti, dovrebbe procedere di pari passo con la revisione dell’articolo 18 sui licenziamenti: la linea che dovrebbe essere seguita sarebbe quella di dare tutele a i precari, sottraendone a coloro che oggi hanno solo certezze. E’ stato lo stesso Monti ad avvertire, quando ha affermato: “E’ importante superare la precarietà ma non si può superare il fatto che nel mondo di oggi e soprattutto di domani un lavoro stabile e a lungo termine, facendo lo stesso mestiere e nella stessa azienda, sarà sempre più raro”. Per poter procedere su questa strada, però, anche gli attuali ammortizzatori sociali, la cassa integrazione e la mobilità, saranno rivisti in base ad un disegno che permette tutele, ma in una prospettiva di maggiore flessibilità economica.

In pratica salterebbe l’obbligo di reintegro per il lavoratore licenziato senza giusta causa, considerato una rigidità del sistema. Per aggirare, senza abolirlo, l’articolo 18, si potrebbe modificare il concetto di giusta causa inserendone tra i motivi anche le ragioni di difficoltà economica dell’impresa. Mentre rimarrebbe invariato l’obbligo di reintegro in caso di licenziamento discriminatorio riconosciuto dal tribunale. Resta solo da vedere come reagirà il fronte sindacale, di fronte a questa prospettiva.

Susanna Camusso
Susanna Camusso

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