La riforma del mercato del lavoro in Spagna

Economia

La riforma del mercato del lavoro in Spagna

Mariano Rajoy
Mariano Rajoy

Ormai è una tendenza europea: la speculazione internazionale colpisce e a rimetterci sono i lavoratori. Lo si deduce dalla riforma del mercato del lavoro varata dal nuovo governo conservatore spagnolo guidato da Mariano Rajoy, con la quale viene perseguito l’obiettivo di renderlo più flessibile e di lottare contro una disoccupazione record al 22,85%. Nell’annunciarla la vicepremier De Santamaria ha detto:  “Con questa riforma storica ci sarà un prima e un dopo per il mercato del lavoro in Spagna”. Resta solo da vedere se i lavoratori spagnoli apprezzeranno il prima o il dopo.
Fra le principali misure approvate c’è l’introduzione di indennità di licenziamento meno care per gli imprenditori, che dovranno pagare 33 giorni per anno di lavoro invece dei 45 attuali, un nuovo contratto a tempo indeterminato per autonomi e Pmi con meno di 50 lavoratori, incentivi fiscali per l’assunzione di giovani sotto i 30 anni e di disoccupati di lungo periodo. Le imprese di lavoro temporaneo saranno autorizzate ad agire come agenzie di collocamento, le imprese in crisi potranno sospendere l’applicazione dei contratti collettivi, flessibilizzando orari, funzioni e retribuzioni, gli accordi d’impresa saranno prevalenti su quelli settoriali.

Vengono inoltre introdotte agevolazioni fiscali di 3mila euro per la prima assunzione da parte di una Pmi di un giovane sotto i 30 anni, la possibilità in caso di assunzione di un disoccupato di versare il 25% dell’indennità di disoccupazione a complemento della retribuzione dell’impresa, altri incentivi per 3.600 euro per l’assunzione di giovani e di 4.500 per la contrattazione di disoccupati di lungo periodo.

L’obiettivo centrale della riforma, è rilanciare l’occupazione e ridurre livelli di disoccupazione oggi al 22,85% (al 49% fra i giovani), promuovendo “l’impiego stabile” e riducendo la “dualità” del mercato del lavoro, fra contratti temporanei e indeterminati.

La cosa che non si riesce a capire, nel caso della Spagna e di tutti i paesi che stanno discutendo sul mercato del lavoro, compresa l’Italia, è come si possa dire di favorire l’impiego stabile facilitando i licenziamenti. Con l’aggravante che mentre un lavoratore tedesco, inglese o francese, se viene licenziato ha forme di appoggio sociale che lo aiutano nel percorso di ricerca di un nuovo lavoro e ne sostengono il reddito, nei paesi latini queste forme non esistono e chi rimane senza lavoro rischia di andare a finire sotto un ponte.

Nel frattempo possono festeggiare alta finanza e mondo economico, che hanno inferto un nuovo colpo alle controparti sociali e che affidano le loro fortune al Ministro dell’Economia Luis De Gundos, ex presidente spagnolo di Lehman Brothers, la banca fallita nel 2008 quando gli analisti la davano in piena salute.

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