La riforma fiscale di Monti punta ad alleggerire il carico per i redditi bassi COMMENTA  

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Mario Monti
Mario Monti

La si può pensare come si vuole sul governo guidato da Mario Monti, ma almeno, bisogna riconoscere che l’esecutivo dei professori cerca di fare cose che andavano fatte da un bel pezzo e con un minimo di buon senso.

Adesso è arrivato il momento di discutere di fisco, quello che doveva essere il grande tema dei precedenti governi di centrodestra, eletti grazie alla promessa del “meno tasse per tutti” e che invece hanno fatto la cosa opposta, portando ad un aumento insostenibile del carico fiscale ai danni del paese  La riforma messa in cantiere da Monti, si propone l’obiettivo di abbassare i carichi per i contribuenti più deboli e di bloccare l’aumento dell’Iva già pronto per il prossimo anno.

Lo strumento che sarà usato è la nuova delega fiscale, che risponderà alle seguenti coordinate: aumento Iva evitabile, meno Irpef con i proventi della lotta all’evasione, tagli delle agevolazioni fiscali. Accantonata, per fortuna, la delega scritta da Tremonti lo scorso anno, che comportava indiscriminati tagli lineari che avrebbero colpito anche famiglia, lavoro dipendente e pensionati, aprendo la strada ad una nuova crisi sociale, si pensa ad uno sfoltimento delle oltre 720 agevolazioni fiscali del nostro sistema che costano circa 161 miliardi e che spesso riguardano settori residuali, poco efficaci o frutto del lavoro, oscuro e pressante, delle lobby.

Con questa operazione, verrebbero a liberarsi molte risorse, alle quali potrebbero aggiungersi quelle derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, con le quali il governo vorrebbe provare ad alleggerire l’Irpef sui redditi inferiori, con un taglio dell’aliquota più bassa oggi al 23 per cento.

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L’ampiezza dello stesso dipenderà dalle risorse tenendo conto che un punto di Irpef costa circa 5 miliardi e si riflette su tutti gli scaglioni. Insomma, si potrebbe passare dalla demagogia del meno tasse per tutti (che poi sarebbe diventato solo un meno tasse per i ricchi), al buon senso del meno tasse per i poveri, come impone la ragionevolezza.

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