La rivolta dei benefattori: l’Italia percorsa da scioperi e proteste, ma lo fanno per noi COMMENTA  

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La protesta dei farmacisti
La protesta dei farmacisti

Riepiloghiamo: i farmacisti non lottano per il loro portafogli, ma per la salute degli italiani, i tassisti non fanno barricate per conservare una posizione di privilegio, bensì per dare un servizio adeguato ai clienti, mentre avvocati e notai, non badano ai loro interessi, ma a quelli dei loro assistiti, messi in pericolo dalle liberalizzazioni del governo Monti.

Sembra incredibile, ma gli italiani non si erano accorti che oltre ad essere un popolo di santi, poeti e navigatori, erano al contempo il più robusto manipolo di benefattori esistenti sulla faccia del pianeta.

Infatti, tutti costoro, più altre categorie, ad esempio quella dei benzinai, stanno facendo fuoco e fiamme contro una riforma che tra l’altro ha visto stemperarsi molti dei toni assai più duri prospettati nei primi giorni.

La penisola è in preda a cortei di tassisti, serrate di farmacie, scioperi delle pompe di benzina e altre forme di protesta che sembrerebbero preparare una vera e propria presa del Palazzo d’Inverno da parte dei Soviet delle categorie menzionate.

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Naturalmente, i più maliziosi tra quel popolo di beneficiati che sono gli italiani, pensano che la rivolta in atto sia semplicemente dovuta alla difesa corporativa di piccoli interessi di bottega, ma probabilmente non hanno mai assistito alle dichiarazioni strappalacrime di farmacisti, avvocati o tassisti, tutti uniti nella lotta contro un governo che non vuole toccare i veri interessi corporativi.  Che, ma questo non c’è neanche bisogno di dirlo, sono sempre quelli degli altri. Infatti, vengono indicate come poteri forti e intoccabili, tanto per fare un esempio, le banche. Sicuramente, però, se si andasse da un banchiere, anche questi avrebbe da raccontare una storia strappalacrime, nella quale naturalmente infilare la difesa dei diritti dell’utenza e l’indicazione di altre categorie di untori. Comunque la rivolta continua e speriamo che prima della Presa del palazzo d’Inverno, pardon, di Palazzo Chigi, a qualcuno di questi signori non scappi da ridere.

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