La Rocca Sforzesca di Soncino e le sue leggende

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La Rocca Sforzesca di Soncino e le sue leggende

La Rocca di Soncino

La storia

La cittadino di Soncino si trova nella Pianura Padana, al centro della Lombardia, tra le province di Cremona, Brescia e Bergamo, e sorge sulle rive del fiume Oglio. Vi transitarono storiche popolazioni, come quella dei Celti (V-III secolo a.C.) – anzi si dice che il nome “Soncino” derivi dal nome di un sacerdote celtico, Sonqin, che avrebbe fondato questa località -, quella degli Etruschi, dei Romani, dei Germani che la invasero, degli Ungari, e molti secoli dopo fu sottoposta alle dominazioni spagnola, austriaca e francese con Napoleone. Il borgo visse due grandi periodi di militarizzazione: quello visconteo (1385-1454) e quello sforzesco (1454-1536). Nel primo, Soncino dovette vedersela con tre conquiste da parte della Repubblica di Venezia, vivendo comunque un periodo florido grazie alle attività imprenditoriali sviluppate da famiglie ebraiche veneziane e da famiglie locali, come quelle degli Amadoni e degli Azzanelli. Al secondo periodo risale invece il rifacimento a scopo difensivo delle mura cittadine e dell’antica rocca, che da quel momento assunse il nome con cui è chiamata ancora oggi: Rocca Sforzesca di Soncino, alla quale sono legate alcune leggende.

Le leggende della Rocca

Una è quella del Drago Taranto, un mostro a sei zampe che deve il suo nome al fatto che si muovesse come una “tarantola”.

Si sarebbe formato dalle spoglie del malvagio e sadico condottiero veneto Ezzelino da Romano, passato alla storia come “figlio del diavolo”. Scomunicato da Papa Alessandro IV – il quale aveva indetto persino una crociata contro di lui che era ghibellino, cioè filo – imperiale e anti – pontificio -, Ezzelino morì rifiutando i sacramenti il 27 settembre del 1259 proprio nella Rocca di Soncino, dove era stato portato come prigioniero, sconfitto e ferito in battaglia dalla lega guelfa guidata da Azzo VII d’Este, Signore di Ferrara e di Este.

Il Drago Taranto era noto anche per cibarsi di carne umana e i soncinesi, a seguito di sparizioni di uomini, donne e bambini, lo temevano. La bestia sarebbe morta il 1° gennaio del 1300 grazie all’intercessione di San Cristoforo, ma poco dopo la sua scomparsa vi fu un’infezione virale che provocò la morte di persone e animali. Sopravvisse solo una donna di nome Soresina, da cui la cittadina vicina prese il nome.

Si dice che nella rocca si aggiri ancora lo spettro di Ezzelino, che dimora già in altri castelli. Soncino è anche il luogo dove egli fu sepolto, ma non si sa precisamente dove. In seguito il suo corpo venne trovato quasi integro, tanto che i Visconti pensarono addirittura di fare canonizzare, quel personaggio che era stato così temuto in vita. Un’altra leggenda sostiene che con lui sarebbe stato sepolto un tesoro, ma nemmeno di questo vi è alcuna traccia. La morte di Ezzelino è ricordata ancora oggi dalle campane della Torre Civica ogni mercoledì alle 9.15, ma il significato di tale tradizione è tutt’altro che celebrativo.

Altra presenza nel castello sarebbe quella di un folletto dispettoso che dimora nella cosiddetta “Torre del Capitano”, così chiamata perché nel XVII secolo vi dormì un militare con questo grado, a cui folletto si divertiva a tirar via le coperte. Così il capitano, spaventato, non volle più dormire lì e le autorità spagnole di Milano ordinarono un’inchiesta sul misterioso posto.

Un’ultima leggenda sulla rocca – ma ce ne sarebbero altre – riguarda anche la statua della Madonna col bambino posta in una nicchia della torre per proteggere la popolazione di Soncino.

Durante un lavoro di restauro, nel 1999, sul dorso delle mani della Vergine venne notato un simbolo egizio, l’ankh, che significa vita e richiama Iside, madre di Horus, rappresentato come un falco nella mitologia dell’Antico Egitto: curioso, visto che un falco è rappresentato anche sullo stemma della rocca.

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La Rocca di Soncino
Ingresso della Rocca
La Rocca di notte
Ezzelino da Romano
Caccia al Drago Taranto nella Rocca
La Torre del Capitano
Stemma della rocca

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