La Russia chiude Linkedln in nome della legge sulla privacy

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La Russia chiude Linkedln in nome della legge sulla privacy

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Chiuse le porte per le ricerche di lavoro e i curriculum telematici su Linkedln per la Russia.

Il Cremlino ha bandito la più importante piattaforma professionale di tutto il Paese. Una decisione che era già stata presa ad agosto scorso dalla corte distrettuale di Mosca. Ma, dopo mesi di negoziazioni, si è poi passati all’azione, e così la Roskomnadzor, l’ autorità russa per le telecomunicazioni, ha quindi disposto il blocco totale del sito.

LinkedIn è adesso il primo social network ad essere stato completamente oscurato in Russia. E la colpa è tutta dei server. Stando a una legge di luglio del 2014, i dati personali degli utenti devono essere conservati solamente sul territorio nazionale. A rischio la privacy degli utenti secondo la Russia.

Regola che non può essere rispettata da LinkedIn. A causa di questo il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha sottolineato che non si tratta di un caso di mera censura. Peskov sostiene che la Roskomnadzor “agisce nello stretto limite della legge”. Facebook e Twitter, entrambi attivi nel Paese, non si sono ancora dotati di dei server nazionali, e per questo, momentaneamente, sono salvi.

Mentre altre società , circa 1.500 per le autorità, hanno già preso quei provvedimenti necessari per modificare le proprie infrastrutture.

Pensate che sono ben oltre i sei milioni i russi che sono iscritti al social network Linkdln, il social che è stato acquistato da Microsoft per 26,2 miliardi, sui 467 milioni totali. Ancora non sappiamo quali potranno essere le prossime mosse della società: se il continuare a negoziare perché le autorità facciano un’eccezione alla regola, o se il decidere di adeguarsi alla legge.

Questa legge che, entrata in vigore a settembre, è la principale causa della predisposizione del blocco. Gli americani hanno più volte chiesto di ridiscutere la decisione. Persino l’ultimo incontro, quello dell’ 11 novembre scorso, nonostante un nuovo tentativo di negoziare con la Roskmnadzor, è totalmente andato in fumo. La consolazione è che non il primo sito ad essere oscurato nel Paese. Lo stesso destino infatti era toccato a Wikipedia, anche se solo temporaneamente, a causa di un articolo sul consumo della cannabis.

A settembre i primi blocchi definitivi che hanno riguardato la pornografia: sono stati eliminati dai browser russi sia YouPorn che Porhub.

“La decisione di bloccare LinkedIn , ha dichiarato la società , nega l’accesso ai sei milioni di utenti che abbiamo in Russia e alle società che usano LinkedIn per accrescere il loro business. Continuiamo a voler un incontro con la Roskomnadzor per discutere la richiesta sulla localizzazione dei dati”.

Un precedente simile a questo si è verificato in Cina, dove LinkedIn ha dovuto costruire un sito separato , che si appoggia su server nazionali, per andare incontro alle esigenze del governo tanto esigente. Le stesse esigenze cha ha adesso il governo russo . Esigenze che entrambi giustificano con la volontà di tenere al sicuro i dati dei propri cittadini. Ma che in realtà, si presume, nasconderebbe la ricerca di una facile strada per controllarli.

La decisione di bloccare LinkedIn segna in ogni caso un precedente, che potrebbe modificare l’uso della Rete nel Paese, così come la presenza delle principali società tecnologiche che operano in Russia.
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Chiara Cichero 1241 Articoli
Mamma, laureata, scrittrice incallita, ambientalista da una vita, esperta in Pnl, in comunicazione di massa e nel benessere emotivo. Maremmana per amore di questa terra tanto rigogliosa, fiorentina di nascita e di formazione. Blogger e redattrice on line, attualmente studentessa in Seo Web Marketing Specialist.