La sfortuna orientale del numero quattro

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La sfortuna orientale del numero quattro

Proverbiale è il detto “paese che vai usanza che trovi”. Se in molte parti d’Occidente, e soprattutto in Italia, siamo abituati a considerare 13 e 17 come famosi numeri portajella, in Cina, Corea e Giappone viene considerato di malaugurio il numero 4. Alla base di tale credenza il fatto che la pronuncia dell’ideogramma riporti alla parola “morte” (shi). Per contro sono ricercatissimi: il numero 8 simbolo di prosperità, il 5 auspicio di ricchezza e il 9 augurante lunga vita.
Una superstione vissuta come ossessione, nei casi patologici si parla addirittura di “tetrafobia”. Anche se le nuove generazioni dichiarano di non dare importanza alle vecchie scaramanzie, di fatto gli orientali vivono con disagio ogni relazione o riferimento a questo numero: nelle date di matrimonio o ricorrenze importanti, nei numeri civici delle case, nelle targhe automobilistiche. In certi condomini o alberghi orientali il quarto piano viene addirittura omesso.
Dall’agosto del 2012, l’amministrazione pechinese ha deciso di iniziare una ferrea campagna contro la superstizione obbligando aziende costruttrici e compagnie edilizie a reintegrare i numeri “della sfortuna”. Per agevolare, senza traumi del mercato immobiliare l’applicazione dell’ordinanza, si è pensato di abbassare il prezzo delle abitazioni incriminate.

Legge versus tradizione.

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