La storia dei fumetti e dei cartoni animati COMMENTA  

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La storia dei fumetti e dei cartoni animati
La storia dei fumetti e dei cartoni animati


La storia dei fumetti è iniziata in Africa all’incirca 40 mila anni fa. Qui l’uomo antico ha iniziato a disegnare sulle pareti delle caverne, iniziando di fatto ciò che poi sarebbe diventato un arte. I disegni più comuni erano grandi animali selvatici.

Facendo un bel salto temporale e di continente ci trasferiamo nel 4.000 a.C. nell’Antica Grecia dove i greci furono tra i primi a chiamare ciò che adesso chiamiamo Mosaici. Immagini create utilizzando diversi tipi di materiali come conchiglie, vetro, pietre e messe insieme come un puzzle. Possiamo notificare questi mosaici come le prime atte a mostrare storie di dei ed eroi; la base dei cartoni che tutt’ora guardiamo.

Nel 19° secolo la popolarità di cartoni animati è molto cresciuta con l’inserimento di fumetti sui principali quotidiani. Così, bambini e famiglie di tutto il mondo hanno cominciato a guardare le diverse immagini di fumetto ma nello stesso tempo seguire una storia.

Ma quando i cartoni animati hanno iniziano a muoversi? Chi è stato il padre dei cartoni animati? Nel 1914, il fumettista Winsor McKay un cortometraggio animato di 12 minuti dal titolo Gertie il dinosauro, fonte di ispirazione per tutta una generazione di animatori. Nella proiezione McKay avrebbe interagito con il suo cartone animato come parte dello spettacolo, indicando a Gertie di mangiare, bere e ballare. Addirittura sgridarlo se si fosse comportato male.

McKay ha dato alla luce la tecnica utilizzata per molti anni chiamato animazione cel, dove i cel sono fogli lucidi sintetici di acetato, usati per sovrapporre le parti da animare a quelle fisse.

Il periodo compresso tra il 1930 e il 1960 è definito “The Golden Age”. Warner Bros. e MGM Studios, con una combinazione di animazione e voce hanno inaugurato un’era di cartoni animati divertenti. Doppiatori come Mel Blanc (la voce di Daffy Duck), hanno dato il carattere a personaggi del tutto nuovi, frutto della fantasia. Durante questo stesso periodo sono stati creati molti personaggi ancora protagonisti dei giorni nostri: Bugs Bunny, Porky Pig, Titti, Silvestro, Yosemite Sam e molti altri; tutti personaggi diventati vere star, divertenti oggi come lo erano allora.

Nel 1960 improvvisamente i televisori erano ovunque e, reti televisive e cinema hanno richiesto i cartoni animati da proporre al grande pubblico. Le reti hanno iniziato a ordinare loro propria serie TV. Lo studio di maggior successo del periodo è senza dubbio Hannah-Barbera, che ha creato alcuni dei personaggi più noti, come ad esempio I Flinstones, Scooby-Doo, Top Cat e The Jetsons per citarne solo alcuni. Molti di questi spettacoli furono mandati in onda nel “Prime Time”, cioè la fascia serale con più pubblico.

Oggi come sappiamo la tecnologia è migliorata e si ha la capacità di produrre cartoni animati più rapidamente. I personaggi possono ancora essere disegnati a mano, ma ora sono spesso disegnati direttamente sullo schermo del computer e l’animatore può far muovere il personaggio come vuole. Ma la cosa più eccitante dei computer è hanno permesso di creare cartoni animati in 3D.  Ora si arriva a vedere la profondità come nella vita reale.

Nel corso degli anni i cartoni animati hanno ampliato enormemente il loro bacino di pubblico, dando vita a fenomeni di culto. E così, abbiamo iniziato a vedere i nostri personaggi animati, ovunque, non più su piccoli e grandi schermi.

La popolarità dei cartoni animati ha spinto le aziende a produrre prodotti ispirati a fumetti e cartoni. La Marvel, che non ha bisogno di presentazioni, produce gadget, accessori per la scuola, figure da collezione, set di lenzuola, video games fino ad arrivare ai giochi slot di Hulk, Fantastici Quattro, X Men.

E’ davvero curioso come l’impeto dei fumetti e dei cartoni arrivi a dominare anche il mondo delle slot. Fervore agevolato sicuramente dalla legalizzazione del gioco in Italia da parte dell’agenzia delle dogane e dei monopoli che permette ai casinò online di operare legalmente nel nostro Paese. Forse la verità è anche un’altra: in fondo, si rimane sempre un po’ bambini.

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