La storia del Diario di Anna Frank

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La storia del Diario di Anna Frank

Ai primi del marzo 1945, due sorelle morirono di tifo ad un giorno di distanza l’una dall’altra nel campo Bergen-Belsen poche settimane prima che fosse liberato dalle forze alleate. Queste due sorelle erano Margot e Anne Frank,. La loro madre, Edith Frank, era morta nel campo di concentramento di Auschwitz nel gennaio 1945. Questa avrebbe potuto rappresentare la fine della loro storia e di altri sei milioni di ebrei. Tutti questi ebrei morirono nei campi di concentramento tedeschi, eccetto Otto Frank, padre di Margot e Anne e marito di Edith, sopravvissuto per raccontare la loro storia.

La storia della famiglia Frank effettivamente iniziò a Francoforte, in Germania, dopo la prima guerra mondiale, dove Otto era stato un tenente nell’esercito tedesco. La famiglia era di origine ebraico-tedesca, ed era una normale famiglia della classe medio-alta che viveva nella periferia di Francoforte. Otto raccontò che quando sentì le truppe di Hitler cantare per le strade “Quando il sangue degli ebrei sporca il coltello”, sapeva che era il momento di andarsene con la sua famiglia ad Amsterdam, nei Paesi Bassi.

L’anno era il 1933, ma la famiglia passò sotto censura di nuovo nel 1940, quando i nazisti invasero l’Olanda. Quando Margot ricevette la “richiesta” di andare ad un campo di lavoro tedesco, la famiglia Frank, con un socio in affari di Otto, la moglie, e il figlio, scomparvero nascondendosi segretamente nell’ azienda di Otto, mentre i suoi due altri dipendenti fornirono loro cibo e informazioni.

I sette membri delle due famiglie vivevano negli angusti spazi di un sottotetto fino a quando una segnalazione anonima portò alla loro scoperta nel mese dell’ ottobre del 1944. I sette arrivarono al “campo della morte di Auschwitz”, durante la notte del 3 settembre 1944.

Dopo la liberazione, Otto ritornò ad Amsterdam, trovò le sue due sorelle che erano state imprigionate con Margot ed Anne, e per la prima volta apprese il destino della sua famiglia. E questa avrebbe potuto essere la fine della storia, essendo l’ unico superstite dei “campi” tornato a casa per trovare la sua famiglia morta, tranne che per una cosa.

Quando si riunisce con il suo socio in affari, Miep Gies, che aveva nascosto le due famiglie e gli fornì il cibo e le informazioni mentre erano nascosti, Gies diede qualcosa ad Otto. Qualcosa che aveva tenuto da parte da quando la famiglia Frank era stata portata via nell’ ottobre del 1944; documenti, foto di famiglia, e un diario a scacchi rosso della figlia Anne. Fu così che nacque “Il diario di Anna Frank”.

Il diario di Anne era stato un regalo di compleanno ricevuto il 12 giugno 1942 da suo padre. Scritto in olandese, racconta la storia di due famiglie costrette a nascondersi in circostanze terribili. Parla dei sogni di una giovane ragazza che voleva fare la giornalista, e fu scritto con la saggezza di una persona molto più grande dei suoi tredici anni. Originariamente pubblicato in olandese nel 1947, venne poi tradotto in francese, tedesco e inglese, e poi in altre 67 lingue diverse.

“Il diario di Anna Frank” ha venduto più di 31 milioni di copie.

Il diario di Anne, una delle testimonianze più rappresentative della seconda guerra mondiale, non solo serve a ricordare all’umanità gli orrori della guerra e la terribile crudeltà di cui l’uomo è capace, viene anche raccontato il desiderio di libertà di una di giovane ragazza. Scrisse così, nel 15 luglio del 1944: “Vedo il mondo trasformarsi lentamente in un deserto, sento avvicinarsi il tuono che, un giorno, distruggerà anche noi. Sento la sofferenza di milioni. Eppure, quando guardo il cielo, sento che in qualche modo tutto cambierà in meglio, che anche questa durezza spietata finirà, che la pace e la tranquillità ritorneranno ancora una volta.”

Quando si considera la famiglia Frank, il loro tragico calvario, e il diario di Anne, si tende a riflettere sugli scritti di una ragazza di 13 anni che cerca di immaginare di vivere come aveva sempre fatto.

Leggendo il diario di Anne, Otto doveva aver sentito mal di cuore, sapendo che molto probabilmente avrebbe potuto aggirare l’intero episodio dichiarandosi tedesco siccome era stato un ufficiale tedesco nella prima guerra mondiale, ma in cuor suo è sempre stato secondariamente un soldato tedesco, fedele solo al suo cuore come cittadino ebreo.

La storia dell’umanità ha preso molte forme; pergamene, scritti, libri, documenti e foto. In questo caso è stato documentato in un diario a scacchi rossi tenuto da una ragazzina di tredici anni.

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