La storia di Giancarlo Siani sul grande schermo: oggi, in anteprima, “Fort Apasc”

Napoli

La storia di Giancarlo Siani sul grande schermo: oggi, in anteprima, “Fort Apasc”

“Fort Apasc” racconta di un giornalista che provò a scavare nelle verità nascoste di un mondo in cui camorra, potere politico e predominanza territoriale costituivano un saldo intreccio. Di un giornalista che, con la sua passione, firmò la sua condanna a morte. Oggi, in anteprima nazionale, arriva al San Carlo di Napoli il lungometraggio sulla storia di Giancarlo Siani, fraddato a 26 anni da un’esecuzione della camorra. Il film porta una firma prestigiosa alla regia, quella di Marco Risi, cineasta avvezzo a raccontare scomode storie italiane. Uscirà nelle sale il 27 marzo.
Il titolo allude, non a caso, a quel “Fort Apache” che è una delle colonne della storia del cinema western. Perchè a Napoli, a volte, si rivedono dinamiche che ricordano il vecchio Far West. A causare la morte di Siani(interpretato da Libero De Rienzo), il 10 giugno 1985, fu ll’episodio dell’arresto del boss Valentino Gionta: Siani scrisse che la retata era stata effettuata grazie a una “soffiata” del clan Nuvoletta.

Testimonianze successive confermarono questa versione. La vendetta della camorra non tardò ad arrivare: il 10 giugno, nei pressi della sua abitazione al Vomero, dove era nato e cresciuto, il reporter fu freddato a colpi di arma da fuoco. Aveva 26 anni e a breve avrebbe firmato il suo primo contratto per la testata partenopea. Fino ad allora aveva collaborato per “Il Mattino” per 5 anni, gran parte dei quali alla redazione distaccata di Castellamare di Stabia. E, nella sua breve carriera, aveva sempre cercato di sciogliere i nodi di Gordio di un mondo di omertà. A caro prezzo, quello della vita.

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