La terribile storia di Ciro, 7 anni: cieco e sordo, gli negano l’assegno d’invalidità a differenza dei falsi invalidi COMMENTA  

La terribile storia di Ciro, 7 anni: cieco e sordo, gli negano l’assegno d’invalidità a differenza dei falsi invalidi COMMENTA  

Acerra (Na) – La vita non è stata facile per una famiglia di Acerra, Ferdinando Colombrino, 43 anni, stretto tra la morsa della camorra, che gli chiedeva il pizzo per la sua macelleria, e quella di un usuraio, deve lottare ogni giorno per vedere riconosciuti i diritti di Ciro, suo figlio di 7 anni. Il piccolo Ciro è nato sordo e cieco dalla nascita – come riporta “Il Mattino” – e ha gravi difficoltà motorie. Un invalido al 100% ma l’Inps non la vede così. L’istituto previdenziale di Nola, da quattro anni non riconosce al piccolo l’assegno di accompagnamento. Cinquecento euro, a tanto ammonterebbe la cifra che mensilmente spetterebbe al bambino. Una situazione incredibile se si pensa ai migliaia di falsi invalidi che per anni, spesso fino al giorno della morte, percepiscono indebitamente pensioni d’invalidità. Denaro rubato a bambini, a persone come Ciro. Sembra un paradosso ma è più difficile per un invalido veder riconosciuta la sua invalidità che per un falso invalido. La cronaca riporta annualmente decine di casi di finti ciechi pizzicati a guidare, fare compere con il denaro sottratto a persone realmente bisognose. Gentaglia, feccia spazzatura priva di dignità che non si preoccupa dei danni che causano a persone realmente bisognose, sfortunate. Meriterebbero loro di passare quanto sta passando Ciro e tanti altri come lui. Gente non diversa dai più feroci assassini, perché i falsi invalidi lasciano morire lentamente i tanti Ciro in giro per il paese. “Al bambino – riporta Il Mattino – viene riconosciuto soltanto un indennizzo per la cecità. La mamma e il papà hanno fatto richiesta perché gli venga riconosciuta anche la sordità, ma la pratica, da due anni, si è persa tra gli scaffali dell’Inps. Il decreto è stato anche accettato, ma del pezzo di carta non c’è più traccia. Dal 2009, intanto, il riconoscimento dell’indennizzo di accompagnamento è diventato la causa numero 15.706 del Tribunale di Nola. Ma di chiuderla non se ne parla“. Una situazione che non può non suscitare rabbia e indignazione.


Vincenzo Borriello

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