La Tiroide è donna, la tiroide è gravidanza COMMENTA  

La Tiroide è donna, la tiroide è gravidanza COMMENTA  

 1 italiano su 5 conosce le malattie della tiroide. Questo il risultato di un indagine DOXA condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana di età superiore a 15 anni e promossa da IBSA Farmaceutici.

L’ipotiroidismo, la patologia tiroidea più diffusa, riguarda il 5% della popolazione italiana. Anche il diabete, per esempio coinvolge il 4,9% degli Italiani ma è oggetto di una maggiore  attenzione. Le interviste nel corso dell’indagine rivelano che il 51% degli italiani conoscono le malattie della tiroide ma con un un immagine a riguardo completamente sfalsata ed errata. Queste immagini allontanano dal riconoscimento della reale importanza delle malattie della tiroide.

“Quando la tiroide non funziona, tutto l’organismo va in sofferenza” – spiega Aldo Pinchera, studioso di fama internazionale, Professore Emerito di Endocrinologia, Università di Pisa. “La tiroide contribuisce a regolare i processi metabolici, la contrattilità cardiaca, il tono dei vasi, i livelli di colesterolo, il peso corporeo, la forza muscolare, il trofismo della pelle e dei capelli, il ritmo delle mestruazioni, lo stato mentale e ancora tante altre funzioni: un delicato motore che deve lavorare al meglio per mantenere in perfetto equilibrio l’organismo.

Per questo motivo è consigliato eseguire le prove di funzionalità tiroidea con una semplice analisi del sangue nei soggetti a rischio, quando c’è familiarità, e in età neonatale o in gravidanza.

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Con questo obiettivo ogni anno promuoviamo la Settimana della Tiroide, che nel 2012 si svolgerà dal 18 al 25 maggio, con iniziative dedicate proprio all’informazione e alla prevenzione”.

“L’ipotiroidismo – secondo Alfredo Pontecorvi, Professore ordinario di Endocrinologia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – è una malattia prevalentemente al femminile, colpisce il 7-8% delle donne in pre-menopausa e arriva al 10-15% nel periodo post-menopausale, andando ad aggravare e a confondersi con alcuni disturbi tipici di questo periodo quali, irritabilità, aumento del peso, perdita della memoria, difficoltà di concentrazione, insonnia, dolori muscolari.”

“Quando la tiroide lavora poco, come appunto nell’ipotiroidismo, anche le funzioni dell’organismo rallentano” – commenta Paolo Vitti il Professore ordinario di Endocrinologia presso l’Università di Pisa. “Di conseguenza si notano frequenza cardiaca più lenta, facile sensazione di freddo e stanchezza, pelle più secca, gonfiori, memoria più labile, riflessi lenti, depressione e stitichezza. In 90 casi su cento, si tratta di una forma lieve, in grado di provocare sintomi sfumati. Per stabilire se nel sangue le quantità di ormoni tiroidei sono normali o alterate, occorre dosare T3, T4 e l’ormone tireostimolante TSH. Quest’ultimo è prodotto da un’altra ghiandola endocrina, l’ipofisi, situata alla base del cervello, che ha il compito di controllare a sua volta l’attività della tiroide. Quando gli ormoni tiroidei aumentano nel sangue, l’ipofisi produce meno TSH nel tentativo di ridurre l’attività tiroidea; se invece diminuiscono, ne produce quantità maggiori per stimolare la tiroide a lavorare di più. Per sostituire o integrare l’ormone che la tiroide non produce e riportare a valori normali il T4 e il TSH e normalizzare le funzioni del corpo, è necessario assumere farmaci a base di tiroxina (ormone tiroideo) in dosi che il medico stabilisce paziente per paziente”.

“La cura dell’ipotiroidismo è consolidata – ormai da quasi 60 anni dal suo primo impiego nel 1953 – e si basa sull’assunzione di levotiroxina, oggi prodotta per sintesi” – aggiunge Enrico Papini, Direttore UOC Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell’Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale. “L’ipotiroidismo è una malattia da difettosa produzione di ormone che, fortunatamente, può essere efficacemente corretta con la terapia ormonale sostituiva. La levotiroxina deve essere assunta la mattina a digiuno per evitare che alimenti, liquidi o solidi, possano in qualche modo interferire con la dissoluzione e l’assorbimento del principio attivo. Anche alcuni farmaci di largo impiego nella popolazione, inoltre, possono alterare in modo poco prevedibile l’assorbimento dell’ormone tiroideo. In alcuni casi per arrivare a stabilire il corretto dosaggio si impiegano mesi, in rari casi anni, proprio perché anche variazioni minime del farmaco, in eccesso o in difetto, possono creare disturbi che possono alterare la qualità della vita. Stiamo infatti parlando della necessità di assorbire in modo costante piccole quantità, microgrammi, di un ormone che è determinante per la salute, l’equilibrio funzionale e il benessere dei pazienti”.

“Trattare bene l’ipotiroidismo e in genere tutte le malattie della tiroide è cruciale in gravidanza, conclude il Prof. Pinchera. Va anche sottolineata l’estrema importanza della prevenzione e, in particolare, la corretta nutrizione in termini di iodio, soprattutto, e non solo, nella donna gravida. Il tema della iodioprofilassi sarà al centro delle manifestazioni della settimana mondiale della tiroide indetta per la fine di maggio con il titolo La tiroide è donna – La tiroide e la gravidanza“.

 

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About Chiara Cichero 1241 Articoli
Mamma, laureata, scrittrice incallita, ambientalista da una vita, esperta in Pnl, in comunicazione di massa e nel benessere emotivo. Maremmana per amore di questa terra tanto rigogliosa, fiorentina di nascita e di formazione. Blogger e redattrice on line, attualmente studentessa in Seo Web Marketing Specialist.

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