Alla scoperta della Trieste abbandonata

Guide

Alla scoperta della Trieste abbandonata

La Trieste abbandonata
La Trieste abbandonata

Luoghi che hanno fatto la storia dell’Italia oggi non sono altro che ruderi caduti in disuso e dimenticati da tutti. Segue un esempio ed un’introduzione di tre dei luoghi più storici e belli che sono oggi patrimonio della cosiddetta Trieste Abbandonata.

1) Ex Fabbrica Macchina. La ex Fabbrica Macchina di Sant’Andrea è oggi uno dei tanti luoghi della Trieste abbandonata. Fondata da Giorgio Strudthoff a metà ‘800, è diventata con il tempo la più grande impresa italiana. Dopo 136 anni di piena attività ed una gloria vissuta soprattutto negli anni ’50, l’azienda chiuse nel 1971, finendo così nel dimenticatoio.

A seguito di una vendita all’asta per due milioni e mezzo di euro, il Ministero delle Finanze, nel 2005, comincia ad interessarsi ad essa, ma la vendita si concluse con un nulla di fatto e da allora non si hanno notizie di ulteriori tentativi.

La ex Fabbrica Macchine è oggi il luogo di writer e vandali che continuano ad imbrattare l’azienda, sia all’esterno che all’interno, secondo il loro gusto.

2) Villa Hagginconsta.

Un’immensa villa storica, situata in Viale Remolo Gessi, è oggi anch’essa caduta in disuso, dopo che per un breve periodo, nel 2008, aveva ospitato il centro diurno di edizione motoria Cem.

Progettata dall’architetto Ruggero Berlam e costruita nel 1889, per volere di Giorgio Haggiconsta, ricco possidente di origine greco-russa, alla sua morte, la villa fu acquistata da un privato e ceduta poi dal Comune che, ancora oggi, è il legittimo proprietario.

Abbandonata da anni, fu proposto un restauro il cui costo era pari al valore dell’immobile, per cui oggi la villa è un degrado peggiorato dalle intemperie ed il corso della natura.

3) Villa Engelmann. Situata in un parco, anch’esso in degrado, di via Chiadino, Villa Engelmann è, come altre ville della Trieste abbandonata, un rudere in rovina.

Progetta nel 1840 per volere di Francesco Ponti di Milano, nel 1888 diventa la dimora e la proprietà di Frida Engelmann, per poi passare a Guglielmo Engelmann, nel 1938, il cui figlio Werner la donerà alla città.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*