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La Triestina è fallita: parte la corsa contro il tempo per evitare la scomparsa

Calcio

La Triestina è fallita: parte la corsa contro il tempo per evitare la scomparsa

E’ andato tutto come era stato amaramente previsto. Ora non resta che sperare che anche gli sviluppi successivi seguano le aspettative, meno drammatiche rispetto a quanto successo quasi vent’anni fa. Per la seconda volta nella sua pluricentenaria storia la Triestina è fallita. Questa la decisione, tutt’altro che inattesa, ufficializzata dal Tribunale civile della città giuliana che ha accolto la richiesta avanzata dalla Procura lo scorso 4 gennaio e causata dai sei milioni di indebitamento rilevati nella gestione del presidente Sergio Aletti. Vani quindi i tentativi dello stesso patron di resistere ad un avvenimento ineluttabile varando un aumento di capitale di due milioni che però non fu mai sottoscritto.

Nessuna reazione particolare in città, che assiste impotente alla nuova distruzione di un patrimonio non solo locale ma appartenente al calcio nazionale: in fondo si tratta solo della fine di una lenta agonia avviata con la gestione Tonellotto e rifinita dai fallimentari anni della presidenza Fantinel, gravati da due retrocessioni.

Il colpo di grazia è arrivato la scorsa estate con l’avvento di Aletti che, lasciata improvvisamente Ravenna, ha ereditato una società indebitata dopo il secondo crollo in Prima Divisione mettendoci peraltro del proprio con liti interne ed una disinvolta gestione del ridotto patrimonio sociale. Il campionato che l’Unione sta faticosamente conducendo in Prima Divisione verrà comunque portato a termine: alla società infatti è già stato concesso dal giudice l’esercizio provvisorio che verrà gestito da un commissario, il commercialista Giovanni Turazza.

Galderisi, quindi (se riuscirà a mantenere la panchina, ma ormai non c’è più nessuno che possa esonerarlo…), ed i suoi ragazzi potranno continuare a pensare al campo ma il pericolo di una nuova scomparsa della Triestina non è ancora scongiurato. L’esercizio provvisorio infatti garantisce la salvaguardia del titolo sportivo ma posticipa solamente, almeno per il momento, il vero fallimento che si materializzerà se in questi mesi non si manifesterà alcun interesse concreto. La situazione che si concretizzò nell’estate del 1994 quando, dopo il fallimento avvenuto a giugno, la squadra venne radiata e costretta a ripartire dai Dilettanti.

Uno scenario cui al momento è meglio non pensare: a meno che non arrivi sul campo una deflagrante retrocessione in Seconda Divisione.

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