Lacrime padane: Bossi piange sul palco, dalla platea il coro «Rosi Mauro fuori dai coglioni» COMMENTA  

Lacrime padane: Bossi piange sul palco, dalla platea il coro «Rosi Mauro fuori dai coglioni» COMMENTA  

Bergamo – Lacrime padane, non c’è titolo più appropiato per descrivere l’apertura della manifestazione Orgoglio Padano di scena in quel di Bergamo. Sul palco, insieme a Maroni, c’è il leader caduto e infangato Umberto Bossi.

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Il senatur è visibilmente commosso, piange, non riesce a trattenere le lacrime mentre la base acclama a gran voce quello che sembra essere il suo successore Roberto Maroni.

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Un’altra parte del pubblico quando, l’ex ministro degli interni prende parola incita Bossi, dall’altra parte partono i fischi dei “Barbari sognanti”.

Sono giorni di dolore rabbia per l’umiliazione subita per essere considerati un partito di corrotti. “Dolore per noi, per i militanti e per Umberto Bossi che non si merita quello che è successo – Dice Maroni – Ho provato orrore per le accuse di collusione con la ‘Ndrangheta e la Mafia, cose inaudite”.  ” La lega non è morta,non morirà mai, riparte da qui.

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La storia della lega è una storia di tanti anni, torniamo ad essere la ‘Potentissima’ e non ci saranno cerchi che tengano. Dobbiamo fare pulizia per ripartire. É intollerabile accettare la violazione del nostro codice morale. la Lega è diversa dagli altri partiti, chi sbaglia paga.” “Chi ha preso i soldi della Lega li dovrà restituire fino all’ultimo centesimo. Umberto Bossi lo conosco da 40 anni e sono certo che non c’entra niente ma ha fatto un gesto di grandissima dignità e si è dimesso. Renzo Bossi ha seguito il suo esempio, un gesto0 che apprezziamo” Qui arrivaa dalla folla una pioggia di fischi. “Belsito giovedì prossimo sarà espulso dalla lega dopo il consiglio federale”. “Se Rosi Mauro non si è dimessa – prosegue Maroni – ci penserà la Lega a dimetterla, così finalmente potremo avere un sindacato padano vero guidato da un padano vero”. ” Basta con i cerchi, da oggi si cambia. Prima regola: i soldi alle sezioni e ai militanti, non in culonia. Seconda regola: meritocrazia, chi è capace va avanti. Terza regola: largo ai giovani, ne abbiamo tanti. Quarta regola: fuori chi viola lo statuto e il codice morale della lega, fuori subito. Oltre alle regole e a fare pulizia dobbiamo pensare alla cosa più importante, l’unità del movimento per vincere la battaglia finale: l’indipendenza della Padania”. “Vogliono annientare la Lega e per questo tenteranno ancora di dividerci”.”Se Bossi si ricandiderà segretario, io lo voterò”. Prende la parola Bossi, prova a darsi un tono da chierichetto dicendo di essere stato alla messa di Pasqua poi, tira nuovamente in ballo la storia del complotto contro la Lega. A proposito di chiesa e cattolicesimo, uno dei 10 comandamenti dice: “non rubare”, questo tanto per la cronaca e per rinfrescare la memoria a qualcuno. “Fratelli padani, la libertà la si conquista, non la regala nessuno. É importante che oggi siete venuti numerosi, dopo una serie di errori come la divisione all’interno della Lega… non aspettavano altro per colpirci. La divisione fa bene al centralismo romano. Non è vero che Maroni è un traditore”. Un invito all’unione dunque quello di Bossi. “I miei figli li ho rovinati io facendoli entrare nella Lega. Dovevo fare come Berlusconi e mandare i miei figli a studiare all’estero. Mandarli via era l’unico modo per salvarli e di questo mi piange il cuore”. Poi attacca la stampa di “regime” scaricando su di essa le responsabilità dello scandalo che ha coinvolto la Lega. Una forzature, evidentemente, un delirio di chi non vuole aprire gli occhi o peggio, scaricare sue colpe su altri. Non è certo colpa della stampa o della magistratura se i soldi del partito sono spariti. “Tutto quello che è avvenuto è un tentativo per fermare la Lega”. Dichiarazioni che sembrano non convincere la platea, fredda nel sottolineare le affermazioni di Bossi con un timido applauso. “abbiamo fatto un passo che ci è costato la vita, siamo l’unica forza che si oppone al Governo Monti”. Il discorso di Bossi, più procede più scade nel ridicolo. La tesi del senatur è chiara, lo scandalo che ha colpito la Lega è stato un complotto per fargliela pagare di essersi opposta al Governo Monti e, udite udite, per aver difeso lavoratori e pensionati. La sceneggiata leghista si conclude con il bacio della bandiera con il Sole delle Alpi da parte del triumvirato, salito nel frattempo sul palco, di Maroni e Bossi.

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