L’andamento della azione di contrasto all’evasione fiscale in Italia COMMENTA  

L’andamento della azione di contrasto all’evasione fiscale in Italia COMMENTA  

Attilio Befera
Attilio Befera

Un dato interessante, che forse non è mai stato guardato con sufficiente attenzione nel nostro paese (soprattutto da chi doveva, cioè i politici), riguarda gli Stati Uniti, ove la lotta all’evasione fiscale è una cosa seria: il fisco americano, per ogni dollaro investito, ne procura quattro alle casse statali. Ma in quel paese, appunto, gli evasori sono considerati una calamità naturale e come tali combattuti, come dimostra il caso di Al Capone. Qui da noi, invece, per anni l’opinione pubblica ha guardato con simpatia a chi sottraeva risorse all’erario, ammiccando con una certa ammirazione a chi aveva la capacità e, soprattutto, la possibilità di evadere il fisco. Oggi, sembra che finalmente le cose stiano cambiando, anche se forse una parte del mondo politico, quella che ciancia di regime fiscale e di Stato di polizia, non se ne è ancora accorta. Di conseguenza, si arriva all’assurdo che operazioni normali come quelle di Cortina e Portofino, eseguite nei giorni passati dalla Guardia di Finanza, vengono bollate in maniera dispregiativa da chi invece dovrebbe perseguire gli stessi scopi della Agenzia delle Entrate, cioè la stroncatura di un fenomeno che in Italia è di massa e che, come tale, ha messo in ginocchio i conti dello Stato. Per capire cosa sia successo in Italia in questi anni, basta prendere come riferimento il cosiddetto Tax gap, cioè la misura delle imposte dovute e non pagate ogni anno: negli Usa il Tax gap è al 15%, in Gran Bretagna è all’8%. Se si stabilisce che la stima di 150 miliardi di evasione in Italia è reale, su un gettito complessivo di circa 700 miliardi, per essere in linea con gli Usa dovremmo puntare a recuperare imposte evase per circa 20 miliardi, mentre ne occorrerebbero circa 80 per raggiungere la Gran Bretagna. Dalle stime fatte e dalle parole del Direttore della Agenzia delle Entrate Attilio Befera, sappiamo che nel nostro paese, nell’ultimo anno, è stata accertata evasione fiscale per 11 miliardi. Che cominciano ad essere molti, ma che rimangono lontani dalle cifre ricordate a proposito di Stati Uniti e Gran Bretagna. E’ un dato che deve preoccupare non poco. Primo, perché allontana l’obiettivo del “Pagare meno, pagare tutti” che dovrebbe essere alla origine di un sano rapporto tra cittadini e sistema di tassazione. Secondo, perché se è vero che in base ad uno studio recente, qualora in italia dal 1970 l’evasione fiscale fosse stata contenuta ai livelli di USA e GB, oggi il rapporto tra deficit e PIL sarebbe ad un 80% che permetterebbe di avere conti pubblici in linea con il resto del mondo avanzato, ciò vuol dire che il danno che gli evasori fanno al resto della popolazione è doppio: da un lato sottraggono risorse che potrebbero essere investite, ad esempio, in un welfare di livello europeo, dall’altro costringono il governo a tartassare gli onesti. E questo è veramente troppo.

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