Largo ai giovani freelance! COMMENTA  

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Content MarketPlace in Italia: molti ne parlano, ma pochi sanno effettivamente cos’è. Con il settore dell’editoria in forte crisi, a livello mondiale, testate giornalistiche più o meno celebri, sia online che offline, si ritrovano a dover fare i conti con tagli dei costi, riduzioni del personale e di tutto ciò che è “tagliabile”.


A partire dai giornalisti, dai freelance, dai collaborati a vari livelli. Aver spostato la propria attenzione sul web, seppur in ritardo, come nuova possibilità di business, a molti non è bastato. Leggi Gruppo Rcs/Corriere della Sera, che malgrado il boom fatto registrare negli ultimi anni dal suo Corriere.it (così come di altre testate), continua ad accusare problemi finanziari dovuti alle grave perdite fatte registrare dal giornale in edicola.


Pensare al “content marketplace” – termine “internettaro” per eccellenza – come un fenomeno legato solo ed esclusivamente al web può essere un errore. Qualcuno, come ad esempio “Il Fatto Quotidiano”, sta già viaggiando in questa direzione: molti dei suoi collaboratori per l’edizione online, quasi tutti giovani web editor a cui è stata affidata la gestione di un proprio blog sul Fatto, si sono ritrovati la propria firma sul giornale in edicola. O addirittura inseriti stabilmente in redazione.


 

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Addio giornalista 60enne della vecchia scuola, vicino alla pensione, con difficoltà anche ad accenderlo il personal computer, perché ancora legato alla macchina da scrivere. Spazio a gente nuova, fiducia ai giovani, magari appena laureati e senza un tesserino dell’Ordine in tasca, ma pieni di idee, carichi di motivazioni e profondi conoscitori delle dinamiche del web, delle tecniche di scrittura Seo e del mondo dei social network. Senza perderne in qualità. Tutt’altro.

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Ecco perché, non solo i magazine ed i quotidiani online, ma anche i “vecchi” giornali della carta stampata, non possono ignorare il fenomeno (dilagante all’estero ma ancora limitato in Italia) del “content marketplace”. E se fosse proprio questa l’ancora di salvezza per la carta stampata?

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