Lazio: “veleni e ricatti nella regione”

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Lazio: “veleni e ricatti nella regione”

Tre Procure laziali stanno lavorando per scoprire i retroscena delle polverose vicende che hanno coinvolto la giunta regionale, tra veleni e ricatti di ogni sorta.

Ricostruiamo i fatti: la prima ad occuparsi del caso è stata la Procura di Viterbo, città natale di Francesco Battistoni, ex capogruppo Pdl , sacrificato dopo aver denunciato “le zone d’ombra” nella gestione dei fondi dei gruppi consiliari, e dell’assessore all’agricoltura Angela Brindelli, acerrima nemica di Battistoni.

Come persona informata sui fatti, lunedì scorso era stato sentito dal pm Siddi, Franco Fiorito. L’inchiesta era nata da una presunta attività di dossieraggio compiuta da Paolo Gianlorenzo ai danni di Battistoni con la complicità dell’assessore Birindelli.

Gianlorenzo, il quale non ha mai negato le sue radici fasciste , la partecipazione ai campi paramilitari in Irlanda e la devozione alla Repubblica di Salò,( di cui sono piene le pareti dell’ufficio), secondo i magistrati viterbesi avrebbe utilizzato il quotidiano l’Opinione per attaccare Francesco Battistoni.

Contemporaneamente una seconda inchiesta è partita dalla Procura di Civitavecchia: stavolta Gianlorenzo viene accusato di aver armato una “macchina del fango” contro il sindaco Pietro Tidei, per favorire al suo posto Giovanni Moscherini.

Secondo l’accusa, Gianlorenzo avrebbe preparato un dossier (in gran parte falso)contro il sindaco e lo avrebbe diffuso su internet , ricevendo in cambio un lauto compenso.

Per i magistrati tale lavoro di dossieraggio sarebbe stato pagato dal presidente della Sar Hotel, Giuseppe Sarnella, aggiudicatario del sostanzioso appalto per la gestione delle Terme di Civitavecchia, e con lui è finita nel mirino anche Viviana Tartaglini, presidente della coop editoriale giornalisti e poligrafici , coinvolta nell’inchiesta di Viterbo.

E’ proprio su queste due inchieste che si innesta la vicenda di Fiorito, apparentemente slegata dal contesto.

Gianlorenzo su Sky tg 24 , aveva riferito che il 13 settembre il giornalista di Viterbo aveva ricevuto le copie delle fatture presentate da “Er Batman” di Anagni alla Procura di Palermo per pubblicarle il giorno seguente sul sito di un giornale locale, il punto è che molti dati del dossier sarebbero stati falsificati per screditare Battistoni.

C’è da capire chi è il committente di tale campagna diffamatoria.

Inizialmente la Procura credeva che a suggerire le strategie editoriali dell’Opinione di Viterbo fosse stato l’assessore Birindelli, ma adesso comincia a sorgere il dubbio che ci sia un punto comune alle tre inchieste, ancora da decifrare.

Unica cosa certa è che tra Civitavecchia e Viterbo convergono interessi economici rilevanti, in grado di creare flussi d’affari di dimensioni titaniche, come ad esempio il progetto del Terminal Cina, caro all’ex sindaco Moscherini e all’ex presidente di Sviluppo Lazio Giancarlo Elia Valori, la costruzione delle terme in cui si prevede di investire almeno 12° milioni di euro, o ancora l’asse della logistica, tra il porto e l’autostrada di Orte, o forse qualcosa di più colossale che coinvolgerebbe personaggi del defunto pentapartito di Viterbo e dintorni, di cui ancora non si conoscono bene i contorni

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