LE BOMBE SU GAZA, IL RUOLO DELL’EGITTO E LE DICHIARAZIONI ISRAELIANE

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LE BOMBE SU GAZA, IL RUOLO DELL’EGITTO E LE DICHIARAZIONI ISRAELIANE

Il Bombardamento israeliano di Gaza ha suscitato rabbia in tutto il Medio Oriente. La speranza che le primavere arabe si traducano in una posizione più dura contro Israele è un’idea ormai condivisa dalla popolazione di molti stati, arabi e non.

Le Riprese televisive dei raid aerei israeliani e le immagini di vittime civili, tra cui i quattro bambini uccisi domenica, hanno alimentato la rabbia nella regione.

In sei giorni di ostilità, 100 palestinesi sono morti a Gaza, mentre tre israeliani sono stati uccisi dai razzi lanciati dal territorio costiero sotto assedio.

Le immagini di violenza a cui il mondo sta assistendo rievocano l’operazione “Piombo fuso”, l’invasione israeliana della striscia di Gaza di quattro anni fa. Ma da allora molte cose sono cambiate: le rivoluzioni in Nord Africa hanno portato nuovi alleati islamisti alla causa di Hamas, cambiando la mappa politica della regione e aumentando le aspettative di una risposta più forte da parte del mondo arabo.

“Se il popolo di uno stato arabo insorge per rivendicare i propri diritti, sono anche i diritti del popolo palestinese ad essere rivendicati”. Così il romanziere egiziano Ahdaf Soueif dalle colonne del quotidiano al-Shorouk.

Più di 500 attivisti egiziani hanno attraversato il confine con la Striscia di Gaza domenica scorsa per mostrare solidarietà ai palestinesi, cosa impensabile sotto il regime dell’ex presidente Hosni Mubarak, che continuava a tenere il confine tra Egitto e Gaza chiuso durante le sanguinose giornate dei raid aerei e dell’invasione terrestre israeliani nel 2008-2009.

Mubarak è stato rovesciato l’anno passato e il suo successore Mohamed Mursi, ha mandato il suo primo ministro a Gaza lo scorso Venerdì.

Il partito politico del Presidente Mursi: Il Partito di Libertà e Giustizia, afferisce ai Fratelli Mussulmani i quali sono legati a doppio filo con Hamas.

L’Egitto ricopre il delicatissimo ruolo di mediatore nella più grande messa alla prova del trattato di pace con Israele del 1979, dopo la caduta di Hosni Mubarak.

I Negoziatori egiziani potrebbero essere vicini al raggiungimento di un accordo tra Israele e i palestinesi e porre fine agli scontri, ha detto il primo ministro di Mursi: Hisham Kandil, che ha visitato Gaza, in una dimostrazione di sostegno per il suo popolo.

“Penso che siamo vicini, ma la natura del tipo di negoziazione, è molto difficile da prevedere,” ha detto Kandil in un’intervista. L’Egitto ha ospitato i leader sia di Hamas sia di Jihad islamica, una fazione armata più piccola.

I media israeliani hanno detto che una delegazione, partita da Israele, si è recata al Cairo per i colloqui in vista di una tregua.

Un portavoce del governo di Netanyahu ha voluto commentare la questione. “Israele è preparato, ha preso provvedimenti ed è pronto per una incursione di terra che si occuperà seriamente della macchina militare di Hamas” .

“Tuttavia preferiremmo vedere una soluzione diplomatica che garantisca la pace per la popolazione nel sud di Israele. Se questo è possibile, allora un’operazione di terra non sarà più necessaria”.

Queste le ambigue dichiarazioni ai vertici ma intanto i civili continuano a cadere sotto le bombe. In una foto di una bambina morta carbonizzata, che sta facendo il giro del web su Twitter, compare questa didascalia: “Ranan Yousef Arafat. 3 years. Killed today by IsraHell”.

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