Le canzoni più belle di Giorgio Gaber COMMENTA  

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Giorgio Gaber: tutte le fasi musicali e le canzoni più belle ed emozionanti

Giorgio GaberGiorgio Gaberščik è un cantautore, registra teatrale, commediografo italiano nato a Milano nel 1939 e deceduto nel 2003, è stato uno dei personaggi più influenti dello spettacolo e del panorama musicale italiano del secondo dopoguerra.

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 Affettuosamente chiamato dagli amici e conoscenti “Il Signor G“, è stato anche un celebre chitarrista di valore, un grande interprete del rock and roll, uno tra gli artisti con il maggior numero di premii da parte del Club Tenco, con un Premio Tenco.

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Per quanto concerne il repertorio musicale di questo artista, può essere diviso in 6 fasi artistiche ed epocali che qui si seguito devono essere menzionate:

  1. anni 1958-1964: Ricordi
  2. anni 1965-1967: Ri-Fi
  3. anni 1968-1969: Vedette
  4. anni 1970-1995: Carosello
  5. anni 1994-2000: GIOM
  6. anni 2001-2003: CGD.

Il decennio 1958-1969 ha visto una produzione artistica di ben 160 incisioni che è stato ristampato, nel corso degli anni in collane a basso prezzo.

Il successivo trentennio dal 1970 al 2000, è correlato alla intensa attività teatrale dell’artista, è stato oggetto di revisione e di riorganizzazione da Gaber stesso e ripubblicato dalla Carosello fra il 2002 e il 2003 in una collana di 11 CD, intitolata Gaber a teatro.

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A questa devono essere aggiunti gli ultimi due lavori in studio. Diversi titoli, specie della produzione degli anni ‘80 non sono stati ripubblicati e le relative edizioni in CD sono andate fuori catalogo. Del suo immenso repertorio artistico numerose sono le canzoni più belle che devono essere ricordate: prima tra tutte “Non arrossire”, anno 1960, il primo grande successo, un lento, una dolcezza e lenta melodia, una sinfonia “morbida” e soft, “Lo Shampoo”, “Un’idea”, “L’illogica allegria”, una vera poesia, una filosofia di vita, “Il dilemma”, o canzone “della fedeltà”, “L’uomo che sto seguendo” un’autoritratto dello stile tipicamente gaberiano, memorabile la strofa: “L’uomo che sto seguendo è troppo vile per dedicarsi al male, è troppo altero, troppo intelligente per affidarsi a Dio; l’uomo che sto seguendo è un uomo normale, l’uomo che sto seguendo sono io” e “Quando sarò capace di amare” che esprime il pensiero intimo e tormentato della psiche del cantautore e del suo rapporto con l’amore.

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