Le “dolcezze” della Camera

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Le “dolcezze” della Camera

Alla Camera spesi 27mila euro per acquistare dolciumi e arance

Il bilancio per la cancelleria: 665mila euro l’anno.

Mentre il nostro Paese sta affrontando una crisi senza precedenti, la Camera dei deputati ci costa (ogni anno) 124 milioni di euro. Questi soldi però non vengono spesi per il pagamento di “tecnici”, operanti e ligi al proprio mestiere nel salvaguardare il patrimonio economico e artistico, tantomeno per servizi inerenti al territorio. Tra questi milioni alcune migliaia di euro sono stati spesi per dolciumi e corsi di lingue – nell’art. c’è la spesa al dettaglio (n.d.r.) -. Montecitorio, oltre ad un’aula legislativa del Governo italiano, è più simile a un dopolavoro; peccato che il nome non azzecchi molto e…[…]…non mi riferisco al ‘dopo’. Qui tutto è rimasto come all’ora: quegli splendidi anni ottanta in cui bastava chiedere senza pensare troppo agli altri. Benessere, ozio e burocrazia si inseguono come ragazzini in bicicletta lungo le aule dello splendido palazzo settecentesco.

Quest’anno vedremo se i deputati riusciranno a far meglio del 2012: anno in cui solo per la cancelleria sono stati spesi 665mila euro, di cui 1.200 per i timbri e smalti (dati riguardanti l’ultimo semestre). Le uscite per i toner delle stampanti arrivano a quota 398mila euro, con 6.795 euro di spedizioni. Bandiere e stendardi vari, compresa quella dello Stato di Nauro e Saint Kitts e Nevis, sono costati 10.531 euro. Per le rilegature si è speso 74.651 euro, più di 384mila per la tipografia. Nemmeno il cibo è stato risparmiato. Solo per i dolciumi sono usciti dalle casse di Montecitorio (mi scuso per l’errata notizia, dalle “nostre” casse) 27mila euro.

Nel dettaglio: 4mila euro di cioccolatini Venchi (cioccolato costosissimo per la sua raffinatezza e qualità), 5.338 di prodotti Nestlè, 3.976 euro per forniture Baratti&Milano (una tra le aziende produttrici di cioccolateria migliore in Italia) e 8.501 euro di dolci e caramelle della prestigiosa azienda Perfetti.

Però, non male. Mentre buona parte dei cittadini non riesce ad arrivare a fine mese loro, gli istituzionalmente intoccabili, fagocitano bontà a nostre spese: <<Vergogna!>>. Per la ristorazione, cioè il salato, sono stati spesi – sempre nel 2012 – 4,8 milioni, di cui oltre 2 per il servizio esternalizzato (proveniente dall’esterno come catering e cibi freschissimi). Tra le curiosità, oltre 8mila euro di arance fresche e 16.800 euro di macelleria: <<Macelleria? Il popolo malpensante, compreso il sottoscritto, potrebbe ipotizzare che qualche lavorante, non legittimato dalla Stella Nazionale, si porti via quarti di manzo che a forza, e con fatica, sono entrati nel baule di un’auto blu >>.Troppo fantasioso per essere vero? No, è successo in una caserma circa un anno fa, perciò…

Dopo questa staffetta dell’ aumm aumm comincio pensare che non siano gli altri Stati esteri ad essere migliori di noi, ma siamo noi che gli facciamo apparire belli, onesti, precisi e ligi al proprio lavoro.

Le tristi spese in cui ognuno di noi è chiamato ad assolvere però non sono finite. Nell’elenco – sopra citato – sono inserite anche le spese per i corsi di lingue dedicati ai parlamentari: 500mila euro, quasi mille euro a deputato: <<Non vorremo mica avere dei politici ignoranti, privi di conoscenze linguistiche per le loro “mission” all’estero, ben lungi l’idea di essere amministrati da personaggi non preparati >>. Si prosegue poi con gli arredi: da giugno a dicembre del 2012 la valorizzazione degli interni di Montecitorio è costata oltre 196mia euro – anche qui comincio pensare che gli amanti della New-Age, traducendo il calendario Maya, si riferissero a questo quando predissero il 2012 come anno funesto -. Con il facchinaggio questa cifra sale a 397mila, mentre per i traslochi e facchinaggio, questa voce nel primo semestre era schizzata addirittura a un milione 309mila euro. Sono stati acquistati impianti di condizionamento e termoidraulici per 1 milione e 495mila euro (nel primo semestre) e 905.654 euro nel secondo.

Il totale supera i due milioni e mezzo di euro, i nostri, quelli che tutti noi mettiamo da parte con sacrificio privandoci di visite mediche, il pesce del venerdì e vacanze lautamente meritate, al fine di pagarli in tasse.

Un politico che si rispetti merita anche un buon vestiario, mi pare giusto. Ecco allora la somma uscita dal bilancio: 185mila euro di abbigliamento. Ci sono anche le spese informatiche in questa ovvia follia divenutà ritualità. Per gli hardware sono stati “investiti” 1,2 milioni di euro. I software sono costati 4,8 milioni di euro. Le consulenze professionali arrivano a 446mila euro. La parte del leone la fanno l‘Università Cattolica del Sacro Cuore (136mila euro), l’Università La Sapienza di Roma (100mila) e quella di Tor Vergata (96mila). Le spese di locazione sono state tagliate, ma per gli affitti la Camera ha attinto dal bilancio 25 milioni 496mila euro. L’ufficio stampa di Montecitorio ha puntualizzato: le cifre fornite sono <<aggregazioni strumentalmente operate con riferimento al complesso delle spese per il funzionamento dell’Istituzione parlamentare>>.

Scorrendo le tabelle ufficiali, però, i numeri di cui sono in possesso corrispondono esattamente a quelli riportati sopra. Si aggiunge che per quanto riguarda i corsi di lingue estere <<una quota consistente dell’onere, pari rispettivamente al 30 e al 40 per cento, è a carico del deputato>>.Questo poco conforta chiunque lavori (dal muratore all’ingegnere, dal commercialista allo spazzino) poiché ogni parlamentare ci viene a costare 500mila euro.

– Sarebbe opportuno, visti i tempi non facili, che alcune lezioni private, dolciumi e vestiario se li pagassero interamente loro, senza gravare sui nostri euro; questo utopico comportamento professionale spetterebbe, oltre alla morale dello sperpero di soldi pubblici, al giuramento in cui ognuno di loro è stato chiamato a rispondere dinanzi allo Stato: quindi al popolo. Con quello che ci costano è come se ognuno di noi avesse un figlio in adozione da mezzo milione di euro l’anno e sinceramente, se proprio devo sceglie, spenderei anch’io soldi per le caramelle, pagandomele di tasca mia, magari le Golia Bianche, almeno adotterei un simpatico orso polare e non un deputato dal palato fine.

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