Le donne ottengono meno ruoli di leader degli uomini. “Rinunciano perché fanno troppa fatica per emergere”

Lavoro

Le donne ottengono meno ruoli di leader degli uomini. “Rinunciano perché fanno troppa fatica per emergere”

Young woman wearing sunglasses, smoking outdoors, close-up

Prendiamo le 500 società americane della lista Standard & Poor’s 500 stilata nell’ottobre di quest’anno. Anche quest’anno tanto si è detto sul dato che solo il 14% dei top manager in queste 500 società è donna. Nessuna sorpresa, ammettiamo, visto che la scarsa rappresentanza femminile ai vertici di aziende pubbliche e private è questione vecchia e più o meno universale. Ma perché? Le giustificazioni classiche sono: perché le donne a un certo punto danno priorità a prendersi cura dei loro figli; perché gli uomini hanno più esperienza e talento; perché appena arrivano al top le donne vengono prese dalla “sindrome dell’ape regina” e abusano del loro potere. E soprattutto perché le donne non sono ambiziose quanto gli uomini.

Falso, e lo dimostra lo studio realizzato dalla ricercatrice Michelle Ryan, professore universitario di psicologia organizzativa e sociale dell’Università di Exeter nel Regno Unito. La ricerca di Ryan era finalizzata proprio a capire cosa ci fosse dietro la scarsa rappresentanza femminile nei ruoli da leader.

Il risultato è che in realtà la maggior parte delle donne parte con esattamente la stessa ambizione degli uomini all’inizio della carriera, ma mentre quella degli uomini cresce nel corso della carriera, quella delle donne decresce perché fanno troppa fatica per emergere senza supporto, senza modelli di riferimento, e subendo discriminazioni di genere che prendono la forma del gap nella retribuzione, del mobbing e del biasimo verso quello che riescono a raggiungere posizioni di leadership (“sacrificano la famiglia”, “non prendono periodi abbastanza lunghi di maternità”).

Lo studio si basa su un campione di mille donne: ad inizio carriera il 43% di queste aspira a posizioni di top manager, ma dopo due anni la percentuale scende al 16%. Secondo le variabili osservate da Ryan, a differenza degli uomini le donne ambiziose vengono penalizzate perché etichettate come “arriviste” e “autoritarie”. Sono accuse del genere che frenano molte donne dal lavorare più sodo per crescere lavorativamente: “Spesso chiediamo alle donne di prendere in mano la propria vita, chiedendo loro di farsi sentire, ma se la cultura del loro posto di lavoro non è di supporto e non riconosce il loro talento, è una battaglia persa”. E questo vale in ogni ambito lavorativo, che si tratti di ufficiali di polizia, di specializzande in chirurgia, o di scienziate.

“Il mio studio dimostra che questo calo di ambizione non ha nulla a che vedere con la voglia di avere figli – spiega Ryan – o di restare a casa per prendersi cura di loro.

Ha a che fare con la mancanza di riconoscimento e di supporto da parte di chi lavora in posizioni più alte di loro. Diventano meno ambiziose o addirittura lasciano il lavoro perché ormai stanche di combattere contro queste logiche”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche