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Le esclusive dell’Espresso: arriva dal welfare l’ultimo aiuto del governo ai furbetti
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Le esclusive dell’Espresso: arriva dal welfare l’ultimo aiuto del governo ai furbetti

Fa già discutere l’ultima esclusiva pubblicata da L’Espresso, «settimanale di politica,cultura ed economia».

Nell’articolo, firmato da Corrado Giustiniani, viene fatto notare come nel testo, composto da 14 articoli che il governo si accinge ad approvare per riformare l’Isee (l’ndicatore della situazione economica equivalente, ossia l’attestazione che consente di accedere alle prestazioni sociali), non sia stata presa la più minima misura di deterrenza che tenga lontani i soliti furbetti (o ladri come li chiama il giornalista) di welfare.

Vengono, infatti, perdonati «errori e difformità, inclusa la presenza non dichiarata di componenti il patrimonio mobiliare», poiché In questi casi, «il soggetto richiedente può presentare una nuova Dsu (Dichiarazione Sostitutiva Unica)» e può richiedere comunque le prestazioni sociali o i servizi di pubblica utilità a condizione agevolata (che dovrebbero essere esclusiva di chi ne ha veramente bisogno) ed ottenere tranquillamente esenzioni del ticket, assegno per i nuclei con più di tre figli, esenzioni per le tasse scolastiche, social card e quant’altro.

L’Isee, nato nel 1998, prevede un indicatore del reddito familiare lordo (Isr) e uno del patrimonio, mobiliare e immobiliare (Isp), da sommare e poi dividere per una scala di equivalenza.

Teoricamente, questo meccanismo dovrebbe premiare le famiglie più numerose e bisognose, ma qualcosa non funziona come dovrebbe, in quanto, come si legge nel reportage dell‘Espresso:nei moduli che sindacati e patronati raccolgono e poi girano on line all’Inps, regista dell’intera operazione, su 6,3 milioni di famiglie che nel 2010 hanno presentato una richiesta di prestazione sociale, l’80,4 per cento è risultato infatti totalmente privo di patrimonio mobiliare: né Bot né conto in banca. Si tratta del 30 per cento della popolazione italiana. Quando, secondo il Bollettino della Banca d’Italia, quell’anno l’89 per cento dei nuclei familiari risultava possedere almeno un’attività finanziaria.

L’atteso, severo, controllo ancora non s’è visto: “lo scorso anno la Guardia di finanza è riuscita a controllare solo i moduli di tre famiglie ogni mille”.

Sempre poteri limitati per gli enti erogatori, in quanto la nuova Dsu redatta dopo quella poco veritiera è «valida ai fini dell’erogazione della prestazione, fatto salvo il diritto degli enti erogatori di richiedere idonea documentazione».

Corrado Giustiniani, dove aver indicato i punti forti del nuovo Isee, spiega il decreto del presidente del Consiglio che rivede modalità e campi di applicazione dell’Isee, sarebbe caratterizzato da un articolo 11 (intitolato “Rafforzamento dei controlli”) alquanto lungo e confuso.

L’Agenzia delle Entrate, infatti, dovrebbe operare dei controlli automatici, che però in quanto tali non entrano nel merito del reddito autocertificato, ma rilevano solo la corrispondenza tra quanto dichiarato nella Dsu e quanto emerge dalle denunce fiscali. Probabile che non si tratti di controlli di massa, in quanto, se così fosse, i 6-7 milioni di modelli dovrebbero essere moltiplicati per tutti i codici fiscali della famiglia, andando a creare una mole di lavoro non indifferente.

Il decreto è poco chiaro anche in materia di competenze: “se l’Agenzia delle Entrate è impegnata in tali controlli, perché gli enti erogatori dovrebbero ripeterli dopo, come prevede il testo?“, si domanda il giornalista dell’Espresso.

Inoltre, non verrebbe sancito l’obbligo di effettuare verifiche a tappeto sui conti correnti e sul patrimonio.

Per essere efficaci, dunque, i controlli sostanziali delle Fiamme Gialle dovrebbero essere molti di più. Difficile dire se si faranno o se i soliti furbetti del welfare potranno dormire sogni tranquilli.

Francesca

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