Le frequenze tv andranno pagate. Chi ci sta?

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Le frequenze tv andranno pagate. Chi ci sta?

Alleluja, il governo ha trovato come introitare soldi senza gravare sulle tasche degli italiani. La novità rivoluzionaria passa per la vendita delle frequenze televisive che avverrà già nei prossimi mesi. Insomma addio al beauty contest tanto caro alla precedente legislatura e via libera ad una sorta di manovra che porterà più di un miliardo di euro nelle casse dello stato. E’ stata questa la decisione del governo Monti, ufficializzata dal ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera, che ha così adempiuto all’invito neppure tanto velato della Commissione Europea, che fin dalla prima ora si era opposta fermamente alla cessione gratuita ai tre poli allora analogici della tv italiana dei sei multiplex liberi stabilita dal precedente ministro, Paolo Romani, che aveva previsto solo un’irrisoria tassa di partecipazione di circa tre milioni di euro. Ma cosa accadrà in concreto?

Intanto bisogna precisare che i tempi saranno dilatati visto non solo che si sta parlando del 2015 come data di partenza in cui la banda 700 MHz dovrà passare dai canali televisivi a quella della banda larga mobile ma anche che, per avviare il tutto, servirà chiarezza ai vertici della tv di stato italiano.

E la Rai, attualmente, è uno degli ambienti più caotici dell’intero paese. Una volta che tutto sarà pronto per l’asta si dirà addio al duopolio Rai-Mediaset, che dalla cessione gratuita avrebbe guadagnato non solo la possibilità di fruire liberamente dei multiplex più ambiti, quelli a banda larga, e per un periodo di vent’anni, ma anche dell’eventuale possibilità di cedere privatamente suddetti canali a chicchessia senza che lo Stato potesse guadagnarci alcunché. Insomma un bagno di sangue per l’Italia ed una manna per Viale Mazzini ed il Biscione. Tutto bene, quindi, per gli utenti e pure per lo Stato. O quasi tutto. Perché mentre il Pdl preme per abbassare il più possibile la base d’asta, sono già comparse le prime voci contrarie come quella di Europa 7, pronta a fare cartello insieme a Mediaset per tornare al vecchio disegno di legge. Che non richiedeva garanzie e che piaceva a tutti, tranne che allo Stato.

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