Le invenzioni italiane più importanti della Storia COMMENTA  

Le invenzioni italiane più importanti della Storia COMMENTA  

Numerosissimi sono gli oggetti di uso quotidiano per i quali dobbiamo ringraziare qualche nostro connazionale, a partire dal pianoforte: verso la fine del XVII secolo, l’artigiano padovano Bartolomeo Cristofori mise a punto il primo prototipo di “gran clavicembalo con il piano e il forte”, in seguito chiamato “fortepiano”.

Tutta italiana è anche l’introduzione del violino, nel XVI secolo, da parte del cremonese Andrea Amati. Proprio dei vecchi tasti di un pianoforte vennero utilizzati, negli anni Trenta dell’Ottocento, per creare la prima macchina da scrivere, che il suo inventore, l’avvocato piemontese Ravizza chiamò, per l’appunto, cembalo scrivano; la carta da inserirvi già esisteva: era nata nel 1268 a Fabriano la cartiera di tipo moderno per grandi quantitativi.

Qualche decennio dopo, un altro oggetto di uso mediatico vide la luce: nel 1849, Antonio Meucci scoprì la trasmissione della voce per via elettrica e diede inizialmente, alla sua creatura, il nome di “telegrafo parlante” e successivamente di “telettrofono”. L’uomo, nel 1871, aveva depositato un brevetto temporaneo, ma, non possibile rinnovalo, Graham Bell fu erroneamente considerato l’inventore: per anni si trascinò la diatriba sull’effettiva paternità dell’oggetto, ma nel 2002 la Corte Suprema attribuì ufficialmente l’invenzione al fiorentino. Affine al telegrafo fu anche l’invenzione dell’abate Caselli, che cercò di perfezionarlo perché permettesse di trasmettere testi e grafica senza usare i segnali di convenzione: il macchinario prese il nome di “pantelegrafo”e considerato il precursore del nostro indispensabile fax. Un decennio dopo, nel 1894, Guglielmo Marconi riuscì, premendo un trasmettitore  distanza, a far suonare un campanello: nasceva un sistema di comunicazione a distanza via onde radio, anche se la prima vera radio comparirà solo qualche anno dopo.

Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se nel 1799, alle porte del nuovo secolo, Alessandro Volta non avesse realizzato il primo generatore statico di elettricità, passato alla storia come Pila di Volta, per la quale l’italiano fu insignito di una medaglia d’oro da parte di Napoleone. Sul fronte delle grandi innovazioni che hanno rivoluzionato il nostro concetto si spazio-tempo si collocano l’invenzione dell’elicottero, sviluppato dall’ingegnere Corradino D’Ascanio (che sembra aver preso spunto da  un’idea di Leonardo Da Vinci, tra quaderni del quale si legge un’invenzione denominata “vite aerea”, la cui effettiva realizzazione non ci è nota), che vendette su larga scala il primo prototipo di elicottero moderno, e  il motore a scoppio, di Bersanti e Matteucci, i padri del brevetto di motore a combustione interna.

Il Novecento si affaccia alla Storia con delle novità destinate a cambiare per sempre la fisionomia di ogni settore umano: nasce il personal computer, dal lavoro dell’ingegnere e informatico Perotto, progettista della stessa Olivetti; noto come “programma 101”, fu presentato nel 1965 all’Esposizione universale di New York come il primo vero personal computer alla portata di tutti, per ufficio. Qualche anno dopo sarebbe venuto alla luce il primo microprocessore al mondo, l’Intel 4004, grazie al progetto a capo del quale stava un altro nostro connazionale, Federico Faggin. Poco dopo, all’Interaction Design di Ivrea, nasce il primo hard­ware open source che chiunque può modificare o programmare.

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Stesso secolo, altro ambito: Enrico Fermi progetta il primo reattore nucleare a fissione e produce la prima reazione nucleare a catena controllata; durante la seconda guerra mondiale fece parte del team che si occupò progetto Manhattan. Ma gli Italiani non hanno scordato come regalare all’umanità momenti appaganti nello stress quotidiano, perciò Marchioni, negli ultimi anni dell’Ottocento, aprì a New York alcuni ristoranti e, secondo la tradizione, ideò il primo cono gelato, dando vita, forse, alla nota Valvova-Marchiony Company; qualche anno dopo, nel 1933, il signor Bialetti immette sul mercato la moka, che portò il simbolo del buon caffè italiano in casa, ma conosciuta in tutto il mondo, in quanto esposta anche al MoMa di New York.

E se nelle fredde domeniche d’inverno possiamo rintanarci in qualche multisala, lo dobbiamo a Filoteo Alberini, uno dei pioneri del cinematografo, il quale, traendo spunto da un’invenzione di Edison progetta una macchina per la ripresa e la proiezione delle immagini, che chiamerà “kinetografo”, senza però riuscire a farsi riconoscere la paternità dell’antesignano del cinema: egli depositerà, per motivi burocratici, il brevetto troppo tardi, quando ormai i fratelli Lumiere avranno già proiettato la prima pellicola. E l’elenco delle grandi invenzioni italiane, distribuite su tutti i settori, potrebbe continuare ancora, con idee come l’anestesia (già nel 1200), la bussola, la cambiale e la prospettiva scientifica di Brunelleschi e Alberti, il cannocchiale, il barometro, il sismografo, il cavo elettrico, il radar, la nitroglicerina. Tutti grandi spunti che hanno rivoluzionato le sorti degli uomini e che partono proprio dal nostro bel Paese, che ha avuto molto da dare nella storia e su cui c’è ancora da scommettere.

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