Le linee della riforma del mercato del lavoro

Economia

Le linee della riforma del mercato del lavoro

Mario Monti
Mario Monti

Sembra proprio che la riforma del mercato del lavoro sia realtà, e pazienza se il sindacato più importante, la Cgil, preannuncia barricate. Mario Monti, con questo disegno di legge, pone una pietra sul consociativismo al quale ascrive a pieno titolo anche la concertazione, con tutta evidenza, tanto da ricevere il plauso del Pdl e da affermare: «Il dialogo è importantissimo ma non riflettiamo una cultura consociativa di un passato lontano». In fondo il problema del conflitto permanente che potrebbe essere aperto dalla divisione sindacale, sarà tutta dei prossimi governi, a meno che il Professore non decida di scendere apertamente in campo e di valutare il suo eventuale consenso, ma questo è tutto da vedere.
Le nuove regole sui licenziamenti individuali, che sono state illustrate nel dettaglio dal ministro Elsa Fornero, confermano le anticipazioni degli ultimi giorni: restano nulli i licenziamenti discriminatori per tutti i lavoratori, viene previsto solo l’indennizzo (da15 a 27 mensilità) mentre per gli altri la scelta andrà al giudice.

Le nuove regole, valgono per tutti, non solo per i neo assunti, come si era profilato in un primo momento. La forma contrattuale dominante dovrebbe essere il rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ma intanto rimangono in piedi tutte quelle forme di lavoro flessibile che hanno portato alla formazione di una precarietà diffusa, a parte un forte ridimensionamento dell’associazione in partecipazione che sarà valido solo per i casi familiari. Dopo tre anni, in caso di reiterato uso di contratto a termine scatterà l’assunzione definitiva. Ci sarà anche una stretta sulle partite IVA e dopo sei mesi con lo stesso committente scatterà la sanzione, che potrebbe essere definita in obbligo di assunzione, anche se alcuni ministri continuano a lavorare sotto traccia per ammorbidire le sanzioni. Altro capitolo importante, è quello che riguarda il lavoro femminile: le misure previste riguardano la conciliazione, i congedi di paternità obbligatori, le norme annunciate sulla partecipazione delle donne ai consigli di amministrazione (con estensione alle partecipate) e la riscrittura della norma contro l’odiosa pratica delle dimissioni in bianco, che era stata cancellata dal governo precedente.

L’ultimo capitolo è quello della transizione ai nuovi ammortizzatori sociali universali che entreranno a regime dal 2017 e che il Governo finanzierà con una «dote» strutturale di 1,7-1,8 miliardi. Sotto questo punto di vista, sembra proprio che la montagna, almeno per il momento, abbia partorito il classico topolino. Nel frattempo,la Cgil sul versante sindacale e Idv su quelo politico, stanno affilando le armi, sino a preannunciare un vero Vietnam per Mario Monti. Probabilmente si apre una prima grossa crepa tra opinione pubblica e premier, vista la diversità di opinioni all’interno del PD, sino ad oggi l’alleato più sicuro del Professore.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*