Le ricerche sfatano i luoghi comuni: gli italiani si muovono per lavoro

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Le ricerche sfatano i luoghi comuni: gli italiani si muovono per lavoro

Cancellieri e Monti nel corso di una seduta parlamentare
Cancellieri e Monti nel corso di una seduta parlamentare

Di fronte a battute come quelle riguardanti i giovani che vorrebbero il posto di lavoro vicino a mamma e papà, si rimane interdetti. A parte che sarebbe divertente sapere quanti di coloro che oggi criticano i bamboccioni italiani, hanno veramente lavorato lontano da casa, sembra quasi che nei palazzi romani si sia propagato un pericolosissimo virus che fa straparlare, e dire cose offensive e poco intelligenti, anche a persone preparate. Se si dovesse giudicare dalle tante polemiche imbastite dalla Lega Nord in questi anni, solo per fare un esempio, il Settentrione sarebbe pieno di meridionali andati a rubare lavoro agli autoctoni. E sempre al Nord, ancora non è svaporato il ricordo delle centinaia di migliaia di persone provenienti dal Sud che andarono a riempire le fabbriche alla ricerca di manodopera negli anni del boom economico. Un esodo che non si è mai fermato, tra l’altro, a giudicare dai dati che arrivano proprio in questi giorni da alcune ricerche, dalle quali emerge che spostarsi, per gli italiani non è un problema. Ad attestarlo per prima, è una indagine elaborata dall’Isfol con il dipartimento demografico della Sapienza di Roma, in base alla quale il 72 per cento dei giovani fra i 20 e i 34 anni è disponibile a spostarsi pur di trovare lavoro. Tra questi, il 17 per cento mette in conto di vivere in un altro paese europeo, mentre quasi il 10 è disponibile anche a cambiare continente. Una tendenza, che viene confermata dai dati dello Svimez, dell’Istat e di Almalaurea. Le resistenze a cambiare città o regione sono basse, e specialmente in presenza di un titolo di studio elevato se ne vanno del tutto, con un cambio di mentalità generalizzato, che riguarda sia il Nord che il Sud, maschi e femmine. Tutti, evidentemente tranne i politici che, non conoscendo la realtà, come diventa lampante dalle assurdità che riescono a profferire ogni volta che aprono bocca, continuano ad inanellare figuracce in serie. Basta leggere i dati elaborati da Svimez, in base ai quali 250 mila persone si sono spostate dalle regioni meridionali ad altre aree del Paese nel corso del 2010. Di queste 114 mila hanno effettuato il cambio di residenza (erano 70 mila solo a metà degli anni 90) e 134 mila si sono adeguati a mobilità a lungo raggio e pendolarismo. E’ Luca Bianchi, vicedirettore dello Svimez a sfatare il luogo comune:. “Dire che i giovani vogliono starsene con papà e mamma è un luogo comune, in realtà c’è una grande disponibilità sia a muoversi che ad accettare occupazioni non corrispondenti al titolo di studio. E’ vero che negli ultimi mesi in fenomeno si è ridimensionato: fra il 2008 e il 2010 ci sono state 15 mila migrazioni in meno, ma questo è un effetto della crisi”. Ad ennesima conferma di quanto detto, basti pensare che nel 2010, dati Svimez, quasi 60 mila laureati si sono spostati dal Sud a Nord per motivi di lavoro (oltre 18 mila con cambio di residenza) e 1.200 sono andati all’estero. Almalaurea, a sua volta, afferma che solo il 3,8 per cento dei laureati italiani non è disponibile a trasferimenti. Insomma, siamo di fronte all’ennesimo ribaltamento della realtà fatto da chi invece, per compiti istituzionali, non dovrebbe mai ricorrere ai luoghi comuni. Ma forse la conoscenza dei fatti, in questo strano paese di tuttologi in servizio permanente effettivo, sta diventando un optional, tanto da far dire ad Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea: “Einaudi diceva che per governare bisogna conoscere, affermare che i giovani tendono all’immobilismo è un errore smentito dalle cifre. Non è poggiando su vecchi luoghi comuni che troveremo la strada per uscire dalla crisi”. Con una classe dirigente come questa, no di certo.

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