Le verità di Masiello: minacce, ritorsioni e nuovi nomi

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Le verità di Masiello: minacce, ritorsioni e nuovi nomi

Confessioni, minacce e paure di ritorsioni. C’è questo e molto altro nella drammatica testimonianza resa da Andrea Masiello al pm di Bari Ciro Angelillis durante l’attesissimo interrogatorio andato in scena nel pomeriggio di mercoledì nella caserma dei carabinieri di Carbonara di Bari dopo la notte trascorsa “di nascosto” a Lecce. Due ore e mezzo di ammissioni buone per liberare la mente del giocatore, che ha sostenuto di “vivere da oltre un anno in un incubo non più sopportabile”, ma soprattutto utilissimi per le indagini, sportive e non, in grado ora di fare un salto di qualità forse decisivo. Come successo per la deposizione resa settimana scorsa a Cremona anche in questo caso il verbale dell’interrogatorio di Masiello è stato secretato ma qualche indiscrezione emerge ugualmente, per la comprensibile rabbia degli inquirenti tanto della città lombarda che del capoluogo pugliese, allergici alla fuga di notizie che potrebbe pregiudicare i prossimi già certi arresti e forse anche le prossime, auspicate prese di coraggio dei giocatori coinvolti nel malaffare.

Molti dei quali gravitavano nell’orbita del Bari Calcio, che esce distrutto dalle dichiarazioni di Masiello.

Sembra infatti confermato che quasi tutte le ultime nove partite della scorsa stagione dei biancorossi siano state oggetto di combine, riuscite o mancate per poco: non solo quindi la già acclamata Palermo-Bari, l’unica per la quale Masiello avrebbe intascato, in anticipo, soldi dalla banda degli Zingari salvo poi restituirli per “colpa” dell’errore dal dischetto dell’ignaro Miccoli, ma qualcosa di più di semplici sospetti gravano anche su Bari-Sampdoria 0-1, partita sulla quale si stanno concentrando gli inquirenti per capire il ruolo di Matyas Lazar, Parma-Bari 1-2, finita con una “strana” rissa, Bologna-Bari 0-4, ultima giornata, ma pure il derby contro il Lecce che di fatto consegnò la salvezza ai giallorossi. Per questa partita in particolare Masiello avrebbe fatto il nome di Sergio Almiron, allora in forza al Bari e definito “particolarmente attivo” per la buona riuscita della combine.

Ma Masiello è andato oltre la confessione di qualche nome, facendo consegnare ai suoi avvocato una memoria dettagliata in cui sono raccontati tutti i drammatici fatti degli ultimi quattro anni: da tanto, infatti, il difensore oggi in forza all’Atalanta si sente sotto scacco da parte degli Zingari, da quando, appena arrivato a Bari, fu avvicinato da Angelo Iacovelli, l’infermiere rivelatosi ben presto il braccio destro degli Zingari.

Era lui infatti a mettere in contatto la banda di scommettitori clandestini con giocatori anche di altre squadre, ed era lui a consegnare i soldi ai giocatori. Fu sempre lui poi a far conoscere subito a Masiello Antonio Bellavista, l’ex capitano del Bari arrestato a giugno e mente del gruppo pugliese dell’organizzazione. Settimana prossima Masiello sarà sentito anche dal procuratore Palazzi e per quel giorno sono attese precisazioni in merito ai nomi dei compagni di squadra coinvolti nelle partite truccate. Ammesso che gli stessi non scelgano prima di fare come Masiello, ovvero di pentirsi prima di finire in prigione.

L’unico dubbio è perché il giocatore abbia deciso di parlare solo ora, dopo quattro anni di tormenti interiori. E se l’inchiesta non fosse mai scattata, Masiello avrebbe fatto il primo passo?. Domande forse senza risposte.

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