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Le vittime non raccontate

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Le vittime non raccontate

Io tacevo. Non dicevo nulla, neanche a quelli che mi erano molto vicini. Non si poteva: avrebbero potuto spifferare tutto per lo stupore, e questo avrebbe potuto provocarmi una carcerazione ancor più lunga. Ma ora io voglio salvare tutto. Io sono sortito, unico fra i solovkiani, e non sono divenuto pazzo. Conservavo l’odore del ‘reliquiario’ solovkiano, dappertutto dove sono andato. Ed in un sacchetto, proprio vicino al cuore, io portavo con me un pò del terreno solovkiano e di cenere dei santi. La pace si dà mediante le nostre preghiere, e non altrimenti“. Queste rassegnate parole, estrapolate dal libro di Monsignor Serafim dal titolo Giardino Solovkiano, descrivono un ignoto genocidio compiuto nelle isole Soloveckie (Solovki), nel Mar Bianco -estremo nord della Russia-. Questo (Glavnoe Upravlenie Lagerej) GULag, dimenticato da alcuni e sconosciuto a molti altri, è solo uno tra i molteplici lager in cui è avvenuto uno tra gli eccidi più folli della storia e quasi mai, per non dire mai, raccontato in nessuna scuola, se non in quelle russe di quest’ultimo ventennio.

Solovki, le isole dai boschi colmi di mirtilli, dagli azzurri laghi e luogo di monaci ortodossi che da 500 anni rendevano questa terra un’oasi di misticismo e pace

Nel 1923 queste isole, pregne di romanticismo letterario in cui molti scrittori e poeti russi s’ispirarono, accolsero la madre di tutti i lager di sterminio (compreso Auschwitz). Il perfetto protocollo della struttura lagheriana nasceva qui e con esso il sistema concentrazionario e irrinunciabile a un campo di sterminio per poi diffondersi in tutta l’Europa Nazionasocialista. La Direzione era il primo passo verso l’abisso della follia per passare alla Quarantena: un individuazione preventiva per tutti i prigionieri che da altri campi venivano spediti a Solovki. Pidocchi e parassiti di ogni genere andavano purificati e con essi i loro ospiti. Infine la Prigionia: struttura che puniva i meno volenterosi, nella maggior parte dei casi torturati e uccisi. Queste isole di straordinaria bellezza vennero deturpate e violentate da ogni logica umana per 16 anni.

Sadismo, fanatismo e odio non diedero tempo per farci conoscere il nome di qualche eroe. Politici, pensatori liberi, idealisti e pericolosissimi uomini di penna, tra cui: Varlam Šalamov scrittore, poeta e giornalista; Dmitrij Lihaciov studioso di lettaratura Russa e Pavel Florenskij filosofo, vennero rinchiusi in questo GULag avvolto dalle lame di nebbia e terrore in questo sconosciuto pezzo di terra.

I nomi di milioni di morti assassinati in quegli anni e in quei luoghi sono sfuggiti a molti libri, svanendo come vapore. Sovente alcuni morti vengono dimenticati -o “non raccontati“-, sepolti troppo in profondità per essere ricordati o pianti. Le loro ladipi divengono trasparenti facendo scorge raramente un nome sbiadito dalle curve della memoria. Ecco perché oggi -27 di gennaio-, giorno della Shoah, mi pare doveroso ricordare, oltre ai milioni di vittime assassinate nei lager nazisti, chiunque sia morto in un lager o GULag, privato della vita, di ogni forma di dignità e di speranza.

Tolstojevski disse: “Peggio del tradimento vi è solo l’abbandono”. Non citare altri morti “genocidiati” oltre alla follia nazista è una sorta di abbandono al ricordo di milioni di vittime dimenticate o non conosciute, dall’Asia al Sud America. Solavki è probabilmente uno tra i luoghi più sconosciuti degli anni ’20- ’30, in cui migliaiai di persone hanno trovato la morte, dopo giorni di torture ed esperimenti, per poi essere date in pasto ai pesci, senza lasciare alcuna traccia, il tutto alimentato da un ideale deviato, fanatico e plutocratico: qualunque esso sia. L’odio raziale, religioso o sociale ha e ha avuto troppi padri tristemente ricordati e odiati, ma a far dimenticare l’orrore di quello che è avvenuto per mano della follia di alcuni uomini sono sempre e solo loro: le vittime non raccontate.

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