Lecce – Carpi, quando il tifo diventa malattia: il calcio italiano non sa guarire

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Lecce – Carpi, quando il tifo diventa malattia: il calcio italiano non sa guarire

Scontri e brutalità nella finale play-off tra Lecce e Carpi: i supporter salentini invadono il “Via del mare” devastando ogni cosa. A farne le spese anche uno steward. La violenza da stadio è un fenomeno dimenticato ma che riemerge sistematicamente. Il mondo si evolve ma in Italia comandano gli Ultrà

“Entusiasmo appassionato spesso fino al fanatismo”. Ma anche: “Malattia infettiva, a carattere contagioso ed epidemico”. La soluzione è “tifo”. Sfortunatamente però, le parole crociate non c’entrano. La violenza esplosa domenica scorsa al fischio finale di Lecce – Carpi, non ha nulla a che fare con il supporto dei veri fan. Dubbi semantici che, tuttavia, sembrano complementari in questo caso. Da noi la passione muta sistematicamente in patologia.


Solito remake Il copione è sempre lo stesso. Ad intervalli regolari, a volte più lunghi a volte meno, lo stadio diventa teatro della follia di qualche criminale. Solitamente sono i cosiddetti “Ultrà”, frange di tifo organizzato, i supporter più incalliti che assicurano il loro calore. Quest’ultimo raggiunge spesso temperature elevate, causando una sorta di autocombustione cerebrale che origina gesti inconsulti. La rabbia e la brutalità viste a Lecce sono un chiaro esempio. A tutto ciò seguono automaticamente l’indignazione e i moralismi dell’opinione pubblica. Dopo qualche sermone, dichiarazioni di intenti e promesse nulla cambia.



L’evoluzione della specie Il tifoso è colui che sostiene la squadra in ogni momento, si sgola e incita i propri calciatori. Una fede dispendiosa, anche economicamente. Abbonamenti, trasferte e coreografie costano. Un credo ripagato dalle vittorie o dall’impegno profuso dai giocatori. Qualora le aspettative venissero disattese, sarebbe più che lecito protestare. Manifestazioni al campo di allenamento, fischi allo stadio, sciopero del tifo o quello che vi pare. Comportarsi in maniera civile però, sembra troppo scontato. È a questo punto che la trasformazione da supporter semplice a Ultrà avviene. A testimoniarlo è una sorta di manifesto, una deontologia fai da te. “Libertà, Polizia e Digos merda”, sono alcuni degli slogan utilizzati. Insomma gli obiettivi cambiano, diventano le istituzioni. Il motivo non è ancora noto. Se è vero che i tifosi tifano, è altrettanto giusto che le guardie “guardino”. Invece no. I militari soffocherebbero la libertà d’espressione e i diritti degli Hooligan nostrani. Come? Assolvendo al loro compito e mantenendo l’ordine?
Le generalizzazioni sono poco piacevoli, sia per l’una che per l’altra parte. Ma l’analisi di comportamenti, a quanto pare compulsivi, è la chiave di volta. Non è demagogia, non c’è buonismo che tenga, sono i nostri comportamenti a classificarci. Il teppismo dunque, parla e qualifica da sé.

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