Lega: Beretta confermato, ma solo fino a giugno

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Lega: Beretta confermato, ma solo fino a giugno

Il golpe è fallito: Maurizio Beretta resta alla guida della Lega Serie A. Ma solo fino a giugno. Questo l’esito della presunta riunione dei lunghi coltelli, dell’annunciato venerdì di passione in Via Rosellini che avrebbe dovuto stravolgere la futura governance del calcio italiano ma che nei fatti ha stabilito solo che giovedì la riunione del Consiglio di Lega approverà le riforme allo statuto propedeutiche alla “rivoluzione” estiva che, nel caso in cui non si arrivasse a produrre collegialmente un nome (quello di Cardinaletti non convince più), porterà all’inevitabile commissariamento. Ma la novità del giorno è che il futuro presidente tornerà ad essere espressione di una società, come dichiarato dallo stesso Beretta (“Non siamo ancora entrati nei particolari, però, tra le proposte, c’è anche quella di avere un amministratore esterno e un presidente eletto internamente“): e il conflitto d’interesse dei tempi di Galliani? Evidentemente è stato dimenticato, o meglio: il futuro presidente non catalizzerà su di sé tutte le decisioni che verranno condivise con un manager esterno, proprio sul cui nome verteranno i futuri sondaggi.

In fondo non è cambiato nulla perché che Beretta fosse un presidente a tempo si sapeva da mesi: varia solo la certezza che tra tre mesi l’ex vice direttore generale di Confindustria svolgerà solo l’incarico di responsabile della comunicazione di Unicredit. Tutti contenti, quindi: tanto gli otto falchi, ovvero il gruppo delle otto piccole società più l’Inter che avevano apertamente sfiduciato Beretta chiedendo le dimissioni immediate del Presidente, “appagate” da ciò che succederà in estate, ma soprattutto le altre dodici società di Serie A, trainate dalle “riappacificate” Milan e Juventus, che hanno evitato il vuoto di potere potendo pianificare con calma e, perché no, un adeguato lavoro di lobby, il futuro della Lega.

Entro il primo luglio faremo la nuova governance e poi Beretta andrà via” ha detto al termine dell’assemblea il presidente del Palermo Zamparini, uno dei censori più severi di Beretta nonché protagonista di una battuta al veleno su Lotito, il grande assente: “Quella di oggi è stata un’assemblea tranquilla come non succedeva da anni: forse perché mancava Lotito…”. Per il resto la giornata in Lega ha segnato la pace (armata?) tra Milan e Juventus: dopo la telefonata di Galliani ad Agnelli, è tornato a parlare lo stesso ad rossonero, per specificare di avere ancora “il cuore che sanguina” dopo gli errori arbitrali e di “aver porto solo scuse personali ad Andrea Agnelli”. Non si è parlato quindi di Pirlo e dell’”incidente diplomatico” nato dopo la richiesta di squalifica verso il regista juventino avanzata dal sito ufficiale del Milan. Ma per la governance della Lega si perdona questo ed altro…

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