Lettera all’Europa

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Lettera all’Europa

Grecia, gruppo 49 naufraghi arrivato al porto di Bari

Carissima Unione Europea, Comunità “Merkeliana” e Europa tutta, buongiorno.

Chi vi scrive è l’orgoglio italico: quella fierezza patetica per alcuni e mammona per altri. Giungo a Voi, esimia comunità, con una notizia che ben si discosta dalle solite novelle riguardanti malasanità, appalti truccati o politica corrotta dal sapore squisitamente made in patria. La notizia che mi appresto a darvi sicuramente vi sconvolgerà e vi deluderà profondamente, non concedendovi più, almeno per il momento, l’occasione di sfotterci, proprio come si fa il compagno di banco ritenuto ignorante, povero e un po’ strano. Quei sogghigni fatti con tanta presunzione a discapito dello scemo del villaggio all’uscita della messa domenicale. La notizia che sto per comunicarvi temo che rovini il vostro breakfast fatto di uova, bacon con wurstel e omelette, poiché non riguarda Carminati, l’ultimo imperatore di Roma, e dei suoi intrighi comunali nella città eterna. Non racconta nemmeno la vigliaccheria di un comandante, Schettino, il quale si preoccupò solo di avere un paio di calzini asciutti mentre decine di persone annegavano nel gelido terrore, rifiutandosi infine di risalire su quella dannata biscaggina.

Questa notizia, ahimè, non riguarda neanche lettere anonime impolverate di antrace, letterine televisive illuse da qualche imprenditore dello spettacolo o di bustarelle gonfie di tangenti e scandali di Governo ad opera di politici pelandroni e poco inclini all’onestà. Delusa cara Europa? Immagino di si! Il fatto di cui vorrei portarvi a conoscenza, invece, si scosta di gran lunga dai soliti luoghi comuni, dagli stereotipi o dalle odiose barzellette del tipo: “C’è un francese, un tedesco e un italiano (poveretto)”, raccontate nell’atrio di qualche importante ufficio della Bundesbank o in un ascensore del Parlamento Europeo.nave 2

La cronaca cari “compari” è ben altra. Questa volta la tragedia, consumatasi nei nostri mari, ha un non so che di drammaticamente antico. Protagonisti che per il loro eroismo e il loro coraggio sembrano usciti dalle penne di romanzieri come Kipling o Melville: capitani coraggiosi, paura, sciagura e audacia. Il capitano Argilio Giacomazzi, italiano, si è dimostrato un vero uomo di mare, ma dato il suo temperamento aggiungerei anche di terra.

La nave dannata è la Norman e gli eroi, guarda un po’, sono anch’essi italiani, proprio come quelli sbeffeggiati dallo humor centro continentale. Uomini e donne che malgrado il mare inclemente e il gelo dicembrino hanno tratto in salvo centinaia di naufraghi, dopo che un incendio privo di esplosioni ha in poche ore avvolto l’intera imbarcazione.

Il tempestivo soccorso, la straordinaria organizzazione e l’innato altruismo di madre patria, hanno fatto sì che 427 passeggeri abbiano potuto ringraziarci in molte lingue, comprese quelle che subito dopo il drammatico incidente della Costa Concordia, ci ritraevano come vigliacchi e pressapochisti. So bene “dear” Europa cosa si provi nel doversi ricredere e rosicare, compresi alcuni colleghi i quali senza il benché minimo rispetto ci derisero, malgrado le vittime di quell’assurdo incidente dettato da un eccessivo zelo, sino a pubblicare sulla prima pagina di un noto settimanale tedesco, un piatto di spaghetti con sopra una rivoltella fumante. Visti i timonieri di questo nostro Paese non tarderemo a farci deridere, non temete, ma attualmente la parola più diffusa non è thank you, danke o mercì, ma semplicemente grazie Italiani.

Ore 14:50 il comandante Argilio Giacomazzi abbandona la nave

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