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Lettera aperta agli obbligazionisti Deiulemar: tante parole ma niente sostanza

Napoli

Lettera aperta agli obbligazionisti Deiulemar: tante parole ma niente sostanza

Torre del Greco (Na) – Pochi giorni fa avevamo denunciato la sterilità e i tecnicismi dei comunicati Deiulemar, scritti in modo tale per non far capire nulla alla maggior parte degli investitori. Gli armatori, adesso, cambiano strategia (magari avranno letto quanto da noi scritto) e scrivono una lettera aperta alla città. Un passo avanti verso un dialogo più aperto e sincero? Neanche per sogno. Spariti i paroloni dell’amministratore Unico Maviglia, restano le chiacchiere, i giri di parole. Continua a latitare la sostanza, la concretezza. Non dicevano nulla i comunicati di Maviglia e nulla dice (di nuovo) la lettera aperta delle famiglie Lembo e Della Gatta. Il capitano Iuliano, pare, infatti, si sia dissociato dalla missiva o comunque non l’abbia firmata. Gli armatori dicono di sentire “il bisogno di esprimere il nostro grande dispiacere per quanto sta accadendo”. Un rammarico tardivo che sa di lacrime di coccodrillo. “Vorremmo spiegare la nostra posizione e il nostro impegno per riuscire a dare il massimo contributo perché tutto si concluda nel migliore dei modi possibili”. Spiegazioni che, però, nella missiva scritta con una mano sul cuore e l’altra ben salda sul portafogli, non ci sono.

É tempo, poi, di un’inopportuna autoesaltazione su quanto la Deiulemar ha fatto negli ultimi decenni, creando posti di lavoro e contribuendo allo sviluppo economico della città. Forse, ora si aspettano un grazie. Ammettono di aver commesso degli errori. Chiamare errore un buco di quasi 700 milioni di euro sembra un tantino riduttivo. C’è da chiedersi se la Procura considererà quanto fatto dalla Deiulemar un errore, come scrivono Lembo e Della Gatta, oppure, un crimine come ritengono gli obbligazionisti che stanno sporgendo denuncia in questi giorni. Vedremo l’evolversi degli eventi. La lettera si conclude con un appello “alla comune volontà di trovare una soluzione”. Noi riteniamo che non ci sia più tempo per trovare una soluzione “amichevole” differente dalla restituzione del capitale investito. A questo punto bisogna lasciar lavorare la magistratura che ha il dovere di perseguire i reati là dove ci sono. Se reati sono stati commessi, qualcuno finirà in galera altrimenti, la Deiulemar uscirà pulita da questa vicenda e gli armatori potranno tornare a girare per la città a testa alta.

Vincenzo Borriello

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