Lettera di Mario Furlan: Silvio, scegli i servizi sociali COMMENTA  

Lettera di Mario Furlan: Silvio, scegli i servizi sociali COMMENTA  

Caro Silvio,

sono un giornalista, suo ex dipendente. Ho lavorato ai telegiornali Mediaset, e poi sono stato assunto dalla Silvio Berlusconi Editore. Lei è venuto due volte a trovarci in redazione. E ci ha colpiti per il suo calore umano, la sua giovialità, la sua esuberanza, il suo ottimismo. Poi lei è entrato in politica. E io sono uscito dalla sua azienda. Per fondare i City Angels, l’associazione di volontari di strada in basco blu e maglietta rossa che aiutano senzatetto e cittadini in difficoltà in 18 città italiane. E per dedicarmi, professionalmente, alla formazione. Al coaching. E alla motivazione. Lei è una delle persone più motivate, e motivanti, che io abbia conosciuto: pochi sanno comunicare energia, coraggio e voglia di fare come lei.


Non sono affatto berlusconiano, ma glielo devo riconoscere. E posso immaginare che in questo momento, dopo la condanna giudiziaria, lei sia dibattuto tra due sentimenti contrapposti: l’abbattimento; e la voglia di riscatto. I magistrati le hanno ordinato di scegliere tra arresti domiciliari e servizi sociali. Lei rifiuta entrambi; ma se fossi in lei, di fronte ad una scelta obbligata, sceglierei il male minore. Che potrebbe rivelarsi il beneficio maggiore. Cioè i servizi sociali.


Angelo Maria Perrino, Direttore di Affaritaliani.it, le ha suggerito di farli presso i City Angels. Una provocazione?

Lei, miliardario che frequenta i potenti del mondo, che va a portare le coperte ai clochard? Mi scusi l’ardire, ma credo che le farebbe bene. Perché in questi anni lei, come tutti i potenti, ha vissuto non nel mondo, ma nel suo mondo. Un mondo dorato, distaccato dalla realtà. Dove, come tutti i potenti, è circondato da lecchini e yes-men, ansiosi di compiacerla pur di lucrare qualche vantaggio; e da donne di facili costumi, veloci tanto nel darla quanto nel voltarle la schiena. La hanno illuso di essere invincibile. Di essere Superman. Di non avere le stesse debolezze, le stesse fragilità, le stesse paure di noi persone comuni. Sciocchezze.


Ora, forse, lei se ne sta rendendo conto; ora che il timore di fare la fine di Craxi e di Andreotti si avvicina. E la voglia di rompere l’accerchiamento si fa più forte. Se sceglierà gli arresti domiciliari si isolerà ancora di più. Non potrà avere contatti diretti con l’esterno. E i suoi canali indiretti saranno le solite persone del solito cerchio magico. I falsi amici che ancor di più le faranno vedere quello che vogliono, tenendole nascoste le verità più amare. Mentre se sceglierà i servizi sociali si immergerà nella realtà. In quella vera, dura. Conoscerà chi non ha nulla, ma a volte ha più di chi ha tutto; l’amicizia disinteressata; la critica sincera, che ferisce per poi curare. E vedrà quanto la fragilità sia forza. Perché la forza vera non sta nel nascondere le proprie umane debolezze, ma nel riconoscerle.

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Mario Furlan

Fondatore City Angels

docente universitario di Motivazione e crescita personale

 

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