Liberalizzazioni: adesso o mai più COMMENTA  

Liberalizzazioni: adesso o mai più COMMENTA  

Corrado Passera
Corrado Passera

L’Italia delle corporazioni non si arrende. Tra tassisti che minacciano di mettere a ferro e fuoco il paese (“Monti, attento, faremo l’inferno” è la minaccia ormai esplicita), farmacisti che si incatenano davanti a Palazzo Chigi e benzinai che proclamano una settimana di sciopero, sembra quasi che il paese sia in mano a chi ha posizioni di rendita da difendere.

La risposta dei tassisti, al limite dell’eversione, è solo la faccia visibile dell’iceberg. Le altre corporazioni e caste, hanno invece scelto la via del lobbing, come hanno fatto ad esempio i petrolieri, attivando i loro uomini nelle istituzioni, tanto che da più parti si afferma che il settore dei carburanti potrebbe essere scorporato dal previsto provvedimento sulle liberalizzazioni.

Il problema è che l’Italia non può più guardare senza reagire alla formazione di rendite di posizione e nicchie nelle quali prosperano in pochi. Si dice che i tassisti non sono dei ricchi privilegiati, fatto sta che nel nostro paese le auto bianche sono poche e tra le più care d’Europa.

La professione di notaio si trasmette di padre in figlio, e qui non siamo più in un settore “povero”, anzi, basterebbe dare una sguardo alle tariffe praticate per capire che siamo di fronte ad una categoria cui le risorse non mancano proprio.

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Così come non sono poveri i farmacisti, quelli che protestano affermando di non farlo per la difesa dei loro guadagni, ma per quella della salute dei cittadini. Una categoria di filantropi, insomma. Intanto però, nel nostro paese il lavoro manca, i monopoli privati prosperano e prezzi e tariffe sono tra i più alti del mondo occidentalizzato. Se non interviene il governo Monti, che non ha necessità di cercare voti alle prossime elezioni, non lo farà più nessuno. Basta vedere Maurizio Gasparri, politico del PDL nato e cresciuto nel sottobosco romano, a braccetto coi capetti della rivolta dei tassisti, per capire come il mondo politico non abbia alcuna intenzione di andare a toccare settori ove pesca a piene mani voti e risorse. E’ proprio il caso di dire: ora o mai più.

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