Liberi tutti !

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Liberi tutti !

No. Non si tratta dell’esortazione a giocare a nascondino, ma della denuncia, ampiamente documentata da un articolo di John D. Sutter per la Cnn statunitense, sulla pratica della schiavitù.

Sono trascorsi 64 anni da quando, le Nazioni Unite, hanno adottato, a clamor di popolo, la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo, che abolisce la schiavitù a livello internazionale. Eppure nei deserti della Mauritania, nell’Africa Occidentale, dove le dune sono punteggiate dalle acacie spinose, si tratta di una pratica ancora diffusa e praticata. La Mauritania ha, ufficialmente, abolito la schiavitù nel 1981. Ultimo paese del mondo. Ma migliaia di persone continuano a vivere in catene, nascono schiavi e muoiono schiavi.

Kevin BAles, presidente dell’ong statunitense Free the slaves, parla di centinaia di migliaia di persone, e dal momento che è così comune, le esperienze personali sono estremamente diversificate. La maggior parte delle famiglie di schiavi in Mauritania è composta da neri, i cui antenati furono catturati dai berberi arabi, secoli fa.

Non sono venduti o comprati, ma ceduti in dono. Il circolo è vizioso ed esclude qualsivoglia possibilità di sfuggirne. Gli schiavi rimangono schiavi tutta la vita e i loro figli nascono giù schiavi. Anche quelli che ottengono una parvente libertà, poichè i loro padroni non ne hanno più bisogno, sono mandati a vivere in villaggi in aperta campagna, esclusi dalla vita associata. Continuano ad essere controllati, direttamente dagli ex padroni o attraverso informatori appositamente pagati, per assicurarsi che continuino a prendersi cura delle terre. Non c’è niente che impedisce agli schiavi di fuggire. Niente che li intrappola o li costringe a rimanere in quei luoghi dimenticati. Eppure è raro che qualcuno scappi. Al contrario, è quasi riluttante l’ipotesi della libertà, che potrebbe sollevare il giudizio negativo della società.

Si tratta di una coscienza tacitamente accettata.

Per questo l’iniziativa, di Boubacar Messaoud e Abdel Nasser Ould Ethmane, appare ancora più incredibile. Dal 1995, l’ex schiavo e l’ex padrone, hanno dato vita a Sos Esclaves, un’organizzazione anti schiavitù che si preoccupa di aiutare gli schiavi a fuggire, a conoscere la realtà della vita libera.

La difficoltà della loro azione consta nel rapporto con, come li chiamano, i “prigionieri nella mente”. E’ la parte più difficile, perchè uno schiavo deve decidere autonomamente di non esserlo più. Molti discendono da svariate generazioni di schiavi. La povertà è la piaga sociale a cui si deve tale condizione. E’ difficile, se non impossibile, farsi una vita al di fuori della schiavitù. Molti padroni sono stati spinti dalla povertà a liberare schiavi a cui non erano più in grado di dare cibo.

Il presidente in carica, Aziz, un generale che ha vinto le elezioni nel 2009, non riconosce il problema. Anzi lo nega. Non fornisce nessun aiuto o supporto all’opera di Sos esclaves.

Abdel e Boubacar non si arrendono e, sostengono, che quando un ex schiavo diventerà presidente sapranno di aver vinto la loro
battaglia.

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