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Libia, terminato l’incarico di Leon, ora l’ONU si affida al tedesco Kobler

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Libia, terminato l’incarico di Leon, ora l’ONU si affida al tedesco Kobler

È stato un passaggio di consegne in punta di piedi, quello avvenuto ieri fra Bernardino Leon e Martin Kobler alla guida della missione diplomatica delle Nazioni Unite in Libia.

Niente proclami, né cerimonie ufficiali, perché l’incarico di Leon si è concluso con un sostanziale fallimento – non c’è modo più delicato per dirlo – con la Libia ancora ferma nelle sue divisioni e la comunità internazionale che attende con fiducia, peraltro ormai decrescente, che la situazione si stabilizzi. Lo spagnolo Bernardino Leon le ha provate tutte. Ha studiato diverse proposte per la formazione di un governo di unità nazionale, tutte bocciate da uno e da entrambi i diretti interessati. Il parlamento laico di Tobruk vorrebbe far valere un ruolo predominante che, in qualche modo, fa derivare dal fatto di essere riconosciuto all’interno dell’ONU, mentre il parlamento filo islamico di Tripoli punta tutto su un maggiore appoggio, anche se del tutto presunto, da parte della popolazione.

La realtà non è nota del tutto se non agli analisti, o forse neppure a loro. Di una cosa va reso merito a Leon: dal primo giorno in cui ha messo piede in Libia ha messo in guardia tutti nei confronti del fatto che ogni giorno trascorso senza trovare un accordo avrebbe finito col favorire l’Isis. E così è stato, visto che i miliziani dello Stato Islamico, nell’ultimo anno, hanno preso il controllo della zona del Golfo della Sirte, a metà strada fra Tobruk e Tripoli. Certo, non occorreva essere un diplomatico dell’esperienza di Bernardino Leon per comprendere un fatto del genere, ma allo spagnolo va riconosciuto di averlo detto a chiare lettere, cosa che, di solito, i delegati nella sua posizione evitano di fare.

La credibilità di Leon è stata di recente demolita dalla pubblicazione di alcune email che mostravano come, accanto all’azione “ufficiale” in Libia, fossero in corso anche negoziati “privati” con gli Emirati Arabi Uniti per assumere l’incarico di direttore della scuola diplomatica di quel paese.

Uno scandalo sul quale ha fatto luce il Guardian, e che è reso ancor più grave dal fatto che gli Emirati Arabi sono proprio uno dei paesi intervenuti in Libia con mezzi militari nel corso della guerra civile. Le critiche più feroci sono partite dal parlamento di Tripoli, che ha inviato al segretario Ban Ki Moon una lettera di lamentele, con annesse accuse all’ONU di avere fatto perdere credibilità al processo di pacificazione del paese.

Il comportamento di Leon non può certo definirsi esemplare, ma accusare lui della mancata formazione di un governo di unità nazionale in Libia è ingeneroso e, con ogni probabilità, sbagliato. La riprova potrebbe arrivare comunque dal suo successore, il tedesco Martin Kobler, 63 enne diplomatico il cui ultimo e più recente incarico è stato condotto in Congo, fino al giugno del 2013. L’esperienza di Kobler non è da mettere in dubbio neppure per un minuto, come non lo era, d’altra parte, quella di Leon.

La speranza è che il tedesco riesca laddove quest’ultimo ha fallito, ma non sarà cosa semplice.

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