L’incubo in Francia è appena iniziato, il titolo dell’Isis Magazine Dabiq COMMENTA  

L’incubo in Francia è appena iniziato, il titolo dell’Isis Magazine Dabiq COMMENTA  

Non c’è alcun dubbio che uno degli strumenti più potenti di cui dispone lo Stato Islamico è la propaganda, intesa come quella fitta serie di azioni che diffonde notizie e inculca opinioni allo scopo di indurre altre persone ad assumere specifici comportamenti.


Tutti hanno fatto e fanno propaganda, anche se spesso si tratta di modi molto velati. Chi invece ha sempre fatto ricordo a toni monumentali sono stati i regimi, desiderosi di aumentare i propri sostenitori perché bisognosi di ridurre al minimo, o azzerare, gli oppositori. Non si discosta certo da questa linea l’Isis, nel tentativo di spingere le popolazioni islamiche verso letture sempre più estreme tanto dei testi religiosi, quanto della storia passata e della situazione politica attuale.


Dabiq è il nome del magazine dell’Isis, il giornale di propaganda con il quale lo Stato Islamico diffonde le proprie idee e interpretazioni sociali e politiche, con il preciso scopo di non lasciare nulla di inspiegato, ovvero di ricondurre ogni azione alla congruenza con le linee guida di partenza. Nell’ultimo numero di Dabiq, ad esempio, i miliziani hanno scritto che gli attentati di Parigi e quello dell’aereo del Sinai sono stati un atto di risposta, anzi di vera e propria vendetta, diretto alla Francia e alla Russia a causa dell’impegno di queste due nazioni nei raid aerei in Siria e Iraq. Il presidente francese Francois Hollande viene definito poi un “vigliacco” e alla Francia tutta viene lanciata la minaccia: “l’incubo in Francia è appena iniziato”.


Russia e Francia sono definite “arroganti” e, quindi, meritevoli di punizione: “intendiamo mostrare alla Russia e a tutti coloro che si alleeranno con lei che per loro non ci sarà via di scampo nei territori e nei cieli dei Musulmani”.

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Questo il proclama definitivo dei miliziani, affidato al loro strumento di propaganda, un proclama che ricorda tanti, tantissimi altri che lo hanno preceduto, pronunciati da uomini a capo di regimi che, alla fine, tutti, sono caduti.

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