L’indice di massa corporea sotto accusa: non segnala tutta la verità

Salute

L’indice di massa corporea sotto accusa: non segnala tutta la verità

Obesità sotto stretta sorveglianza. I ricercatori della New York University School of Medicine e del Weill Cornell Medical College, attraverso l’utilizzo dell’indice di massa corporea o Bmi (Body Mass Index), per valutare la forma fisica delle persone si accorgono che non è sufficientemente preciso per determinare la classificazione delle persone obese.

Il Bmi infatti si basa su un semplice calcolo che combina l’altezza e il peso di una persona, ottenendo un valore che dovrebbe rendere conto delle condizioni fisiche: da sottopeso, a normopeso, fino a sovrappeso e obeso. Se si supera 30, si è appunto ufficialmente ‘extralarge’, come oggi è un americano su tre. Altri sistemi per diagnosticare l’obesità includono la misurazione della percentuale di grasso corporeo: oltre il 25% per gli uomini e il 30% per le donne, significa ‘allarme chili di troppo’.

La denuncia deriva dallo studio di 1.393 persone sottoposte sia a misurazione del grasso corporeo che del Bmi.

I dati mostrano che 539 persone, circa il 40% del campione, non sono state classificate come obese pur essendolo. Per Eric Braverman, uno dei ricercatori di questo studio, “l’indice di massa corporea non misura in maniera davvero sensibile l’obesità ed espone al rischio di sotto-diagnosi. Meglio è il controllo della percentuale di grasso corporeo del paziente, perchè mostra anche la distribuzione dell’adipe”.

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche

Chiara Cichero 1240 Articoli
Mamma, laureata, scrittrice incallita, ambientalista da una vita, esperta in Pnl, in comunicazione di massa e nel benessere emotivo. Maremmana per amore di questa terra tanto rigogliosa, fiorentina di nascita e di formazione. Blogger e redattrice on line, attualmente studentessa in Seo Web Marketing Specialist.