L’industria automobilistica tedesca infrange record dopo record COMMENTA  

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L'AD di Fiat, Marchionne
L'AD di Fiat, Marchionne

Il 2011 è stato un anno record per l’industria automobilistica tedesca. E mentre le auto teutoniche macinavano utili e conquistavano fette di mercato, la Fiat accumulava un record dietro l’altro, ma tutti negativi.

Tanto da spingere alcuni osservatori del mercato dell’auto, a fare un paragone tra l’AD della casa torinese, Marchionne, e quello di Wolkswager, Martin Winterkorn, dal quale l’italiano non esce molto bene.

Mentre infatti il suo omologo tedesco cerca di smussare gli angoli e di evitare frizioni con i lavoratori, Marchionne sembra divertirsi un mondo a provocare rotture sul fronte sindacale e ad inimicarsi la parte più rappresentativa del mondo dei lavoratori, quella Fiom con la quale ormai da anni è praticamente guerra aperta.

Il risultato, però, è sotto gli occhi di tutti. In Germania, ove si tende a mettere in disparte richieste squilibrate in tempi di crisi, sono poi le stesse case a premiare i lavoratori quando le cose vanno bene, mentre in Italia gli stipendi sono ormai da anni sotto il limite di guardia e c’è una sorta di guerra latente tra le controparti.

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Di modo che, mentre i lavoratori tedeschi acquistano potere di acquisto e possono sostenere il mercato, in Italia tutto ciò non avviene, con ovvie ricadute sul piano dei consumi. Sembra proprio che nel raffronto tra modello tedesco e italiano, quello tricolore esca a pezzi. E a poco vale il grande favore con cui Marchionne sembra visto negli Stati Uniti, se il risultato finale, consiste nell’avere una Fiat in coma, pronta a chiudere stabilimenti in Italia se le massaie americane non comprano macchine. Forse sarebbe ora di fare un raffronto non tra lavoratori italiani e tedeschi, ma tra imprenditori dei due paesi, per vedere quali rispondano meglio alle esigenze del sistema paese. Chissà che quegli stessi imprenditori italiani che oggi addebitano alla scarsa produttività dei lavoratori il declino del nostro sistema economico, non scoprano di essere loro la vera causa di quanto sta accadendo.

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