L’invenzione di un destino

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L’invenzione di un destino

TYPED-33846-CresttragediaCorreva l’anno 1983, più precisamente il 13 febbraio. A Champoluc, località sciistica valdostana, la funivia trasporta migliaia di sciatori al Crest (una delle valli che contornano il paese montano), scaricandoli sulla pista. L’impianto a quell’ora di mattina è al suo culmine di servizio quando la cabina numero 12, dopo un sussulto dovuto a un mal funzionamento (già avvenuto altre volte), si sgancia dalla fune portante e scivola all’indietro, impattando contro il primo pilone e creando un effetto domino sulle altre due cabine che la seguono. Le «bare» sospese si staccarono dalla possente fune e precipitano da un altezza di venti metri: perdono la vita 11 sciatori.

Alle 17:30 dello stesso giorno, al Cinema Statuto di Torino stanno proiettando il film “La Capra” (la storia di un uomo che porta sfiga: «quando si dice ironia della sorte»). Verso le 18:15 un incendio divampa da una tenda e si propaga all’interno della sala, uccidendo 64 persone per l’intossicazione dovuta alle sostanze chimiche rilasciate dalle tende, dalla moquette e dalle poltroncine: complice le uscite di sicurezza chiuse a chiave per evitare che qualche furbetto potesse entrare senza biglietto.download (1)

Benché queste tragedie si siano consumate il località lontane e completamente differenti tra loro, sono accomunate da due cose. La prima è il giorno che seguirà: il 14 febbraio, San Valentino, festa di tutti gli innamorati o di chi è convinto di esserlo. La seconda: l’impulso irrefrenabile nel tramandarsi, come fosse un tradizione, un racconto romantico quanto una rivoluzione dal sapore di sacrificio e amore (visto per l’appunto la giornata sentimentale del 14), facendo nascere da queste due disgrazie una storia strappalacrime degna di un lavoro di John Fletcher in cui l’amore, forte e illuso, soccombe all’ingiustizia della morte. I protagonisti di questo racconto struggente sono due fidanzati, innamoratissimi e ricchi di progetti per il loro futuro. Non hanno un nome ne un’età — essendo un racconto partorito dalla fantasia —, solo un amaro destino. La storia inizia con lui che, per festeggiare San Valentino, porta la sua amata a Champoluc per trascorrere la festa dell’amore sciando «mano nella mano» ma in mattinata, risalendo con la funivia, vedono le cabine staccarsi e precipitare. Scioccati e sconvolti decidono di ritornare a Torino, la loro città. Posano i bagagli e cercando di rilassarsi, ancora scossi per quello visto poche ore prima, poi per annientare lo spavento decidono di andare a vedere un film comico. Scelgono il Cinema Statuto. La storia termina dicendo che i due ragazzi, pur scappando alla morte in un’altra regione — come fece il soldato della canzone Samarcanda —, muoiono abbracciati, come se il fidanzato volesse proteggere il suo amore dal pesantissimo fumo della sfortuna.

La vera storia però è un altra. Il romanticismo e lo stoicismo eroico figlio della passione qui non centrano nulla. In queste due vicende non fu l’amore a primeggiare, ma la superficialità nel credere che mai nulla sarebbe successo — soprattutto nella disgrazia valdostana, poiché l’8 dicembre del 1982, solo due mesi prima, si verificò un incidente analogo sulla stessa funivia ma i responsabili fecero spallucce —. Per il cinema, invece, oltre al proprietario che non aprì mai le uscite di sicurezza, come fossero un accessorio obbligatorio ma non indispensabile, fu quella degli arredamenti non ignifughi in cui su ogni poltroncina di stoffa c’era un’etichetta con scritto: “Produce fumi tossici”. Quella domenica 75 persone vennero condannate a morte da un destino bastardo quanto mai incurante delle norme, soffocando la possibilità di eventuali tragedie, all’epoca ritenute quasi impossibili. Quella domenica di febbraio un lenzuolo nero coprì delle morti bianche, tra cui quella di due fidanzati immaginari in mezzo a morti reali.

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