Liste e civette: gli emulatori di Monti, Grillo e Ingroia. Spunta il partito dell’astensionismo COMMENTA  

Liste e civette: gli emulatori di Monti, Grillo e Ingroia. Spunta il partito dell’astensionismo COMMENTA  

ROMA, 11 GENNAIO 2013 – L’italiano è maestro nell’arte dell’arrangiarsi. In politica, poi, per ottenere un pugno di voti in più si sprecano le promesse, dall’abolizione delle tasse all’aumento dei posti di lavoro, tutto per avere una croce in più sul simbolo del proprio partito.


Le promesse improbabili e successivamente non mantenute, che vengono riprese dai media e ricordate a lungo, sono il metodo classico. Ma c’è anche un altro escamotage per guadagnare voti insperati, o farli perdere ad altri, che si basa sull’inventiva grafica e la faccia tosta (quella serve sempre): imitare il simbolo di un partito più “prestigioso” e ottenere i voti di quegli elettori che non colgono le piccole, ma sostanziali differenze. Insomma, si tratta di una versione “taroccata” di un altro simbolo partitico, ma comunque registrata e valida ai fini elettorali.


L’esempio più lampante è la lista Monti Presidente, sul cui contrassegno vi è scritto, in carattere nero, Monti presidente per l’Europa. Il “Monti” in questione è però Samuele Monti, consigliere comunale in una lista civica di un piccolo comune della provincia di Cuneo. «Sono un Monti vero. Non si tratta di una lista civetta» protesta il Monti consigliere, al quale non si può fare una colpa del cognome, anche se che certamente ha giocato sull’omonimia.


Più in là si sono spinti con il Movimento 5 Stelle, il cui simbolo ufficiale è stato preceduto da una sua versione simile, troppo simile, con tanto di stelle e “V”. Manca il “beppegrillo.it” nella parte inferiore del simbolo, che è scritto con caratteri diversi, ma a parte questo, i due contrassegni sono quasi identici. «Chi c’è dietro?» si chiede Grillo. Sul Corriere della Sera, il politico genovese minaccia: «se non ci permettono di gareggiare il discorso cambia, noi siamo buoni, con gli avvocati, ma se a 6 milioni di persone non permetti di votare e si aggiungono al 50% degli astensionisti, dopo sei mesi di Governo li andiamo a prendere. Ci vado io da solo, li vado a prendere fisicamente».

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Altra vittima del civettismo è stato il movimento Rivoluzione Civile di Ingroia, il quale se la deve vedere con una lista che presenta un contrassegno pressoché uguale al suo, tranne ovviamente per il nome “Ingroia”.

Da segnalare, la presenza della lista Io Non Voto, che secondo colui che l’ha depositata, Carlo Gustavo Giuliana, vuole dar voce a  chi si astiene: «Sembra un ossimoro ma non lo è. Io Non Voto è il primo partito d’Italia se si considera che l’area dell’astensionismo rappresenta oltre il 40% degli elettori. Perché non dare visibilità a chi non vota?» ha spiegato su Tiscali l’esponente degli astensionisti.

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