L’Italia è il braccio armato di Israele? COMMENTA  

L’Italia è il braccio armato di Israele? COMMENTA  

“L’industria della guerra può assicurare la pace?”

Seguendo le scie degli appalti e della diplomazia made in Finmeccanica, pare che l’Italia sia una sorta dibraccio armato di Israele”, ha infatti avviato una collaborazione ,( attraverso un preliminare blindato sottoposto a segreto militare che neanche il Parlamento può conoscere) il quale favorisce l’interscambio fra i due paesi.

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Tutto è iniziato nel 2003, quando il ministro della difesa Antonio Martino ed il collega israeliano Shaul Mozaf firmano a Parigi l’accordo di cooperazione nel settore della difesa.

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L’accordo consisterebbe(il condizionale è d’obbligo)in tecnologie di interdizione, sorveglianza e guerra elettronica per un valore 180 milioni di dollari; l’Italia tra le altre cose consente all’aviazione israeliana di addestrare i propri piloti in Sardegna, partecipando alle esercitazioni Nato e inoltre prevede che le informazione tecniche vengano  scambiate con le rispettive industrie nella ricerca di progetti e materiali di interesse per le parti regolamentate dalla legge 94/2005 all’importazione, esportazione e transito di materiali militari e di difesa” con lo scambio di informazioni e hardware.


Effettivamente già nel 2011 a Cagliari iniziano a volare gli F16 e i Gulfstream israeliani. La spiegazione ufficiale è che si tratta di manovre condotte dai militari italiani e da quelli della Nato per l’operazione” Vega”, ma la cosa desta sospetto al punto che il 18 novembre viene discussa come tema dell’odg in Camera dei deputati..

In quella circostanza Augusto Di Stanislao (Idv) con interrogazione al ministero della difesa, segnala che c’è stata l’interdizione al volo da parte del tribunale militare a un pilota Iaf per aver effettuato “ tonneau “a bassa quota sulle coste sarde.

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In quelle ore tuttavia l’ammiraglio Giampaolo Di Paola succede a Ignazio La Russa e sostiene che l’operazione è regolare in quanto coperta dal programma di cooperazione individuale con Israele, ratificato dalla Nato nel 2008 e a nulla serve la precisazione di Di Stanislao secondo cui “l’unica potenza nucleare della regione” rifiuta di firmare il trattato di non proliferazione.

Tutto tace fino a quando nel gennaio 2012 a Sacheon in Corea i vertici della Korean Aerospace inoltrano l’ultima offerta a Israele: in cambio dei droni con la stella di David darebbero 25/30 addestratori Golden Eagle, per un valore di 1,6 miliardi. L’offerta è allettante anche per gli Usa, dal momento che gli aerei sono un prodotto della Lockheed Martin e i droni servono a controllare tutta la Corea del Nord.

Il 17 febbraio il ministero della difesa ufficializza ilpreliminary agreementcon gli italiani, del valore di 1 miliardo di dollari, per la fornitura di 30 aerei di addestramento M-346 le cui consegne inizieranno nel 2014. Particolarità dell’aereo è che può essere equipaggiato con armi e bombe e trasformato in caccia leggero. Tuttavia la commessa dovrà essere compensata da acquisti italiani di pari importo, tra cui un satellite spia ( costo 200 milioni di dollari),due velivoli per la guerra elettronica ( costo 760 milioni di dollari) il resto servirà a finanziare i costi logistici e la manutenzione per 15 anni.

Insomma se Alenia è un affare a costo zero( pagato totalmente dai contribuenti ), per l’azienda è un buon biglietto da visita per concludere anche due appalti esteri molto importanti, ( Usaf e forze aeree polacche) ma bisogna battere un concorrente storico, ovvero Kai: in questo caso il sostegno del governo tecnico si è rivelato decisivo e Alenia ha potuto brindare .

Ecco cosa si legge in un comunicato: “L’intesa, per la quale Finmeccanica esprime un ringraziamento particolare al Ministero della difesa, è frutto di una proficua collaborazione tra il Governo italiano, il Governo israeliano, il mondo aziendale e vari altri soggetti istituzionali”

Una cosa che viene tuttavia tralasciata è che vendendo armi ad Israele si viola la legge secondo cui, appunto non si possono cedere armi ai paesi belligeranti e ai paesi i cui governi siano responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali dei diritti umani, come in questo caso: ricordiamo infatti che Gerusalemme occupa i territori dal 1967, è l’unica potenza nucleare militare del Medio Oriente e viola regolarmente le libertà fondamentali dei palestinesi attraverso il Muro della separazione ed il blocco di Gaza.

Ora c’è da chiedersi se i dettami di Palazzo Chigi all’Aeronautica corrispondono a quelli inviati dal governo israeliano ai suoi piloti, anche perché in Sardegna si vola seguendo obiettivi concreti che sembrano presagire scenari bellicosi “prossimi” insomma si stanno simulando operazioni militari per le istallazioni nucleari iraniane?

E poi: durante le esercitazioni congiunte gli aerei italiani provano i sonic-boom a bassa quota, esattamente come gli alleati che lo utilizzano contro i nemici. Perché?

Il patto d’acciaio siglato il 6 ottobre 2009 nasce grazie al gruppo parlamentare presieduto da Fiamma Nirestein, con Luca Barbareschi (pdl), Massimo Polledri (lega) ed Emanuele Fiano (Pd).

I lavori prevedono la nascita di un interscambio culturale e scientifico fra i due paesi; insomma una cornice istituzionale perfetta per Finmeccanica.

Utile ricordare che Monti ha festeggiato la pasqua tra Ramallah e la Cesarea e ha ricordato sia ad Abu Mazen, sia a Netanyahu la necessità di superare lo stallo negoziale per “scongiurare il ritorno delle violenze”.

Sarà una coincidenza ma le sue parole corrispondono a quelle del mandato Onu del generale degli alpini Paolo Serra, comandante dei caschi blu dal 2 gennaio per la missione Unifil in Liba

La conclusione sembra ovvia: rispettare gli accordi con Israele di fatto compromette il tentativo di riappacificazione.

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