L’Italia sborserà 12 miliardi per l’acquisto degli F35

Roma

L’Italia sborserà 12 miliardi per l’acquisto degli F35

L’Italia ha deciso di acquistare gli F35 pur contravvenendo ai principi sanciti dalla nostra Costituzione secondo cui la guerra va ripudiata e nonostante siano stati riscontrati gravi problemi strutturali.

I l nostro Governo infatti, agendo in nome e per nome di principi economi e speculativi ,ha deciso di appoggiare la Lockheed Martin , la più grande azienda di forniture militari made in Usa, che non può certo permettersi il lusso di subire flessioni di vendite, anche perché in cambio dell’acquisto dei cacciabombardieri, l’azienda americana ha ceduto alla Alenia-Aermacchi di Cameri, vicino Novara, l’assemblaggio delle ali.

Precisiamo che tale accordo ammonta a meno di un miliardo di euro e poche centinaia di posti di lavoro, pertanto gli esborsi che peseranno sulle nostre tasche non potranno mai essere ammortizzati.

Quello che non tutti sanno infatti è che “dobbiamo” acquistare gli F35, altrimenti la Lockheed Martin, che annovera tra i suoi maggiori investitori società le più prestigiose agenzie di rating come Moody’s e Standard & Poors, potrebbe trovarsi in difficoltà economiche, a causa di problemi tecnici che stanno facendo lievitare i costi di produzione degli aerei.

Nell’agosto 2011 infatti erano stati riscontrati dei difetti strutturali, che avevano causato un ritardo di 5 anni e un aumento dei costi del 26%. Poiché il budget era stato sforato del 64%, diversi paesi avevano chiesto un ridimensionamento delle caratteristiche tecniche dei caccia e ridimensionato gli ordini per arrivare al tetto di 80 milioni di dollari ad aereo.

Nell’ottobre del 2011 tuttavia , secondo uno studio condotto dalla Corte dei Conti canadese sulla commessa di Ottawa ( per 65 velivoli) , ogni aereo sarebbe costato 148 milioni di dollari, ovvero il 66% in più rispetto al budget previsto.

Questo dato è stato confermato dal generale Claudio Debertolis, il nostro segretario della Difesa, il quale ha ammesso che i nuovi caccia costeranno oltre 127 milioni e non 80 come riferito nel 2012 in Parlamento.

Poi, quasi a voler calmierare gli animi dei diffidenti, era arrivata la notizia che la Lockheed Martin avrebbe costruito almeno il doppio dei suoi velivoli in Italia: in realtà si trattava di una bufala colossale, così ci terremo il nostro quasi miliardo di euro di accordo per Alenia in cambio dei 12 miliardi – almeno per ora – che dovremo versare nelle casse della Lockheed.

Si tratta di una decisione insindacabile a livello diplomatico e nonostante gli annunciati tagli del Pentagono, la Difesa Usa si è impegnata a realizzare il progetto attraverso cui l’azienda raggiungerà nel 2013 i 9,10 dollari per azione.

A dicembre infatti la Lockheed Martin ha siglato un accordo con il Pentagono per la costruzione di altre commesse destinate a Giappone e Israele, che porteranno ulteriori incassi.

Detto questo l’Italia si trova nell’impossibilità di prescindere da tale programma e non si prevedono alternative.

Per far si che l’opinione pubblica accetti e digerisca la politica militare, il Governo tuttavia sta cercando di infarcire i suoi reali propositi di un finto idealismo buonista : ha più volte sottolineato infatti l’importanza di “operazioni umanitarie”contro il terrorismo” in Paesi a rischio, quando in realtà si tratta di Stati accomodati su ingenti risorse energetiche e fonti di guadagni certi.

Questo spiega come mai oggi, in piena campagna elettorale, assistiamo a improvvisi dietro front da parte di uomini politici italiani quali Bersani, che da oppositore della politica belligerante, a fronte dell’insolito appoggio a Monti, si è prontamente schierato al fianco di Parigi nell’intervento in Mali .

Bersani ha dichiarato che occorre “rivedere il nostro impegno per gli F-35” . Al leader Pd si è aggiunta la voce di Vendola che si è complimentato con il nuovo alleato , trasformandosi da verde antimilitarista a ibrido voltagabbana. L’approvazione ha pertanto dato completamento ad un accordo voluto da Romano Prodi nel 1996 e confermata nel 1998 dall’allora presidente del Consiglio, Massimo D’Alema.

Facciamo un piccolo passo indietro: nel 2007, sotto la guida di Prodi, il Partito Democratico, con la firma del suo sottosegretario alla Difesa di Lorenzo Forceri, avallò l’accordo con gli Stati Uniti per la costruzione dei caccia e da allora il centrosinistra non ha mai arretrato da questa scelta anche se l’ha palesemente occultata agli occhi dei suoi elettori più sensibili.

Lo scorso anno in nostro paese aveva ordinato i primi tre F3 del progetto Strike Force, durante un’operazione congiunta con Washington ed insieme a Gran Bretagna, Olanda, Australia, Canada, Norvegia, Danimarca, Turchia, Israele e Giappone ; oggi ci toccherà sborsare oltre 12 miliardi di euro per 90 caccia F-35 (inizialmente erano 131 per 16 miliardi di euro) per l’Aviazione e per la Marina e difficilmente ci tireremo indietro.

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