Lo scempio Isis su Palmira: distrutta la statua dei leoni COMMENTA  

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Le milizie del Califfato, nella loro avanzata sanguinosa, hanno già dimostrato di non avere intenzione di risparmiare niente e nessuno.

Non ci sono nemici da rispettare, donne, bambini, non c’è cultura da onorare, se non è coerente con l’ideologia dominante. Come sempre accade in queste situazioni, l’odio porta all’iconoclastia e, questa volta, a farne le spese è il sito archeologico siriano di Palmira.


Da un mese circa nelle mani dell’Isis, Palmira era finora sembrata in condizioni di poter resistere ai propositi di demolizione dei siti archeologici ricadenti all’interno delle aree sotto il controllo del Califfato, e invece, la responsabile dell’Agenzia Culturale dell’Unesco, la dottoressa Irina Bokova, ha diffuso la notizia che i miliziani hanno distrutto uno dei pezzi più importanti dell’antica città: la Statua dei Leoni.


Sarebbe accaduto la scorsa settimana, anche se non ci sono dettagli su questo punto: fatto sta dell’enorme statua, alta 3 metri, che si trovava nel giardino del museo e proveniva dal tempio della dea Allat, dove era stato posizionato in origine, un secolo prima di Cristo, non rimane quasi nulla.


Il danno alla cultura umana è enorme, non ci sono altri termini. È il “crimine più serio finora commesso contro l’eredità di Palmira”, secondo il direttore delle antichità siriane Maamoun Abdelkarim, che ha anche confermato come della Statua dei Leoni, ormai, non resti “nulla”.

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Ora il timore, espresso in primo luogo proprio da Irina Bokova, riguarda cosa potrebbe fare l’Isis in Libia, se i miliziani dovessero impadronirsi delle antiche città romane di Leptis Magnae e Sabrata.

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