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Lo Schindler giapponese

Storia

Lo Schindler giapponese

Meno conosciuto dell’industriale tedesco, famoso per aver evitato a molti i campi di concentramento, anche il diplomatico giapponese Chiune Sugihara svolse un ruolo parimenti importante nella salvezza di molte famiglie ebree durante l’Olocausto. Era vice console del Giappone a Kaunas in Lituania, durante i terribili giorni dell’occupazione nazista della vicina Polonia. Migliaia di ebrei scapparono, abbandonando tutto, verso la Lituania, sperando di ricevere aiuto ed evitare i primi rastrellamenti che i nazisti iniziavano a compiere. Purtroppo per loro ben presto anche quella nazione non fu più sicura, con l’Armata Rossa che si avvicinava inesorabilmente al Baltico. Con gran parte dell’Europa in mano ad Hitler per loro non restava che emigrare in America o in Estremo Oriente e i russi permettevano di attraversare i loro territori solo se dotati di regolari documenti di viaggio. In questo contesto va posta l’opera di Sugihara. Contravvenendo agli ordini dei superiori, venendo meno alla tipica tradizione di obbedienza nipponica e mettendo così in pericolo la sua carriera, quando Stalin ordinò che tutte le ambasciate in Lituania venissero chiuse e abbandonate, lui riuscì ad ottenere una proroga di 20 giorni, durante i quali, lavorando mattina e sera, aiutato dalla moglie, saltando pasti e dormite, riuscì a preparare circa 6.000 (anche se alcuni dicono addirittura 10.000) visti che permisero ad altrettanti ebrei di raggiungere, tramite la Transiberiana, il Giappone.

Alla fine fu comunque costretto ad abbandonare la città e dirigersi a Berlino. Si racconta che continuò a redigere documenti anche durante il percorso verso la stazione, chiedendo scusa alla folla che lo seguì, per accaparrarsi quegli ultimi salvacondotti, per non poter più continuare quel lavoro quando dovette salire sul treno. L’eroismo e la dedizione nel salvataggio di quanti più individui possibili lasciarono un profondo segno anche nei discendenti di quelle persone, e, nel 1985, poco prima che la morte lo cogliesse, venne onorato dallo stato di Israele col titolo di Giusto tra le Nazioni, onorificenza che viene assegnata ai non ebrei che hanno agito eroicamente durante la Shoah.

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