Lo spending review di Papa Francesco

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Lo spending review di Papa Francesco

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Sono tempi difficili e di ristrettezze anche per la Chiesa. Così Papa Francesco ha applicato lo spending review anche al Vaticano, dove il bilancio era in rosso dal 2011. Per prima cosa ha dimezzato la “dotazione papale” da 50 a 25 milioni di euro. In questa cifra c’è un po’ di tutto, compresi gli stipendi dei dipendenti, troppi, ben 2.832 al 31 Dicembre scorso. Ovviamente Bergoglio non ha intenzione di licenziare o ricorrere alla cassa integrazione. Però ha deciso il blocco totale delle assunzioni, dei rinnovi contrattuali a tempo determinato e degli incarichi professionali, mentre 150 sacerdoti sono stati rimandati alle diocesi di provenienza.

Stop anche alle promozioni e agli straordinari. Eliminata la tradizionale gratifica legata alla morte del vecchio Papa e all’elezione del nuovo (circa 1.500 euro a testa). Ratzinger è vivo, dunque Bergoglio l’ha devoluta alle opere di carità. La politica di austerity voluta da Papa Francesco non ha risparmiato i cinque cardinali della Commissione di Vigilanza dello Ior (la Banca Vaticana) che aggiungevano ai 5 mila euro mensili un’indennità di altri 2.100.

Adesso il bonus non c’è più e lo stipendio è uguale per tutti, con un risparmio di 125 mila euro all’anno.

Misure drastiche, ma necessarie, per colmare il deficit (circa 30 milioni di euro) lasciato dalla Giornata Mondiale della Gioventù a Rio. Ciliegina sulla torta gli esercizi spirituali ad Ariccia, nella casa Divin Maestro dei Paolini: Monsignori, vescovi e cardinali hanno pagato il conto di tasca propria e il viaggio si è fatto con un pratico ed economico pullman. Infine, siccome il lavoro è tanto e il Papa non arriva dappertutto, il 24 Febbraio scorso Bergoglio ha istituito la figura del Revisore generale dei conti.

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