Lombardo e la secessione della Sicilia: «Avremmo meno tasse e un boom economico» COMMENTA  

Lombardo e la secessione della Sicilia: «Avremmo meno tasse e un boom economico» COMMENTA  

PALERMO – In questi ultimi giorni Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, si trova più che mai nell’occhio del ciclone, alle prese con problemi e accuse di preoccupante gravità: lo spettro del default che aleggia sulle sorti dell’isola, le accuse di connivenza con la Mafia (concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato), le dimissioni annunciate entro il 24 luglio, ovvero giorno in cui incontrerà Mario Monti. È possibile imputare, dunque, alla difficile situazione le dichiarazioni fuori dalle righe che il governatore ha rilasciato ultimamente.


Qualche giorno fa aveva annunciato che dopo le dimissioni si sarebbe dedicato ad un tipo particolare di agricoltura, precisamente la coltivazione di marijuana: «Non ho mai provato l’ebbrezza di una canna, sarebbe uno dei tanti piaceri che potrei concedermi».


Oggi, però, Lombardo si è lasciato andare ad esternazioni ancora più pesanti, in quanto alludono ad un’improbabile secessione con il placet della Lega: «Se Borghezio riuscisse a sganciare la Sicilia dall’Italia ci farebbe un favore e potremmo fare come Malta: ridurre le tasse e avere un boom economico che non possiamo neanche sognarci». Dopo le velleità separatiste, il quasi ex governatore esprime il suo punto di vista in merito al numero dei dipendenti statale in Sicilia, da molti ritenuto “esorbitante”.  Su questo punto Lombardo è stato chiarissimo, al limite della minaccia: «Qualche pseudoindustriale vorrebbe che io licenziassi 50mila dipendenti. Non solo non lo farei mai ma chi lo dice deve andare a morire ammazzato». Molti hanno ritenuto che lo pseudoindustriale in questione fosse il vice presidente nazionale di Confindustria, Ivan Lo Bello, il quale era stato tra i primi a paventare il default della regione siciliana. Lombardo ha seccamente smentito tale accostamento: «Lo Bello è uno che merita tutta la nostra stima».


Infine, il governatore della Sicilia, ha ribadito che la sua regione non si trova affatto sull’orlo del baratro, né a rischio crack: «Il problema non è strutturale, ma di temporanea mancanza di liquidità.

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Ed è stato risolto con trasferimenti di 400 milioni di euro già programmati».

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