Loris Bertocco: ‘Ecco perché sceglierò il suicidio assistito’

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Loris Bertocco: ‘Ecco perché sceglierò il suicidio assistito’

Loris Bertocco

In una lunga lettera affidata a "La Repubblica", Loris Bertocco ha spiegato i motivi per cui ha scelto di morire con il suicidio assistito.

In una lunga lettera affidata a “La Repubblica”, Loris Bertocco ha spiegato i motivi per cui ha scelto di morire con il suicidio assistito. Loris si sente abbandonato dalle istituzioni, tanto da non avere più soldi per curarsi. Questa la testimonianza dell’uomo, rimasto completamente paralizzato in seguito ad un incidente stradale avvenuto nel 1977 e che nella giornata di ieri ha deciso di intraprendere la strada del suicidio assistito in Svizzera.

Le storia di Loris Bertocco

Loris Bartocco ha scelto di morire con il suicidio assistito. E con una lunga lettera affidata a “La Repubblica”, l’uomo ha raccontato la sua storia e ha spiegato i motivi che l’hanno spinto a prendere questa decisione.

Loris, classe ’58, nel 1977 è vittima di un incidente stradale che in teoria avrebbe dovuto portare delle conseguenze non così gravi. L’uomo è stato investito da un’auto mentre era sul suo ciclomotore. Un incidente come tanti altri, si pensava.

Ma in realtà non è stato così. Nello scontro c’è stata una frattura delle vertebre C5 C6 e per questo motivo è rimasto completamente paralizzato.

Dopo essere stato operato all’Ospedale di Padova nel giugno 1977, l’uomo viene ricoverato fino all’ottobre dello stesso anno all’Ospedale Civile di Vicenza. Il foglio di dimissioni parlava di una difficoltà estrema, con Loris che aveva difficoltà nel mantenere una posizione eretta e impossibilitato a deambulare.

Una volta tornato a casa, grazie al sostegno di un fisioterapista e del padre, Loris è riuscito a camminare per una ventina di metri. In quel momento riusciva a muovere le gambe in maniera autonoma.

La riabilitazione

Nel dicembre 1977, dopo che i medici si sono accorti che Loris riusciva a muoversi con un aiuto, l’uomo è stato nuovamente ricoverato all’Ospedale al Mare di Lido di Venezia, dove rimane per diversi mesi in virtù del fatto che i medici avevano investito molto sul suo recupero.

Dopo una lunga riabilitazione durata fino al luglio 1980, Loris riusciva ad alzarsi dalla carrozzina ed era in grado di camminare con l’aiuto di due stampelle.

La parte sinistra era quella che funzionava meglio, mentre quella destra non riusciva a sostenerla autonomamente.

Una volta tornato a casa, Loris ha avuto un buon recupero, nonostante una prima diagnosi a dir poco pessima. Grazie all’aiuto dei suoi famigliari e amici, a casa non ha praticamente più usato la carrozzina, anche se qualche difficoltà nell’andare in bagno persistevano.

Il nuovo crollo

La situazione sembrava andare per il verso giusto. Ma tutto cambia nel marzo 1982, quando Loris disgraziatamente scivola mentre cammina con le stampelle. La rovinosa caduta ha provocato una frattura dell’omero destro e dunque per questo motivo è stata necessaria una nuova operazione.

Da quel momento, però, Loris non è più riuscito a camminare in autonomia con le stampelle, ma ha sempre avuto bisogno di una persona che lo sostenesse. Dal 1980 al 1988, facendo ginnastica soltanto tre o quattro volte al giorno, i movimenti del corpo erano diventati meno sciolti.

Da qui un nuovo ricovero all’Ospedale al Mare al Lido di Venezia anche nel 1988 per fare fisioterapia e piscina.

Dopo quarantacinque giorni è riuscito ad acquisire nuovamente quelle abilità motorie che con il tempo aveva perso.

I problemi di vista e gli impegni alla radio

La lettera di Loris prosegue, in cui l’uomo descrive con minuzia il calvario della sua malattia, che lo hanno portato ad avere anche dei gravi problemi di vista. Problemi che comunque si portava dietro da quando era giovane.

Nonostante fosse ormai diventato praticamente cieco, questo non gli ha impedito per decenni di condurre trasmissioni culturali, politiche e musicali nelle radio libere del Veneto. Ma non solo. Loris si è dato da fare anche con attività attraverso i social network. E addirittura si è candidato alle elezioni, nel suo Comune e in Regione.

Insomma, nonostante il calvario e i numerosi problemi avuti, Loris è riuscito a condurre per quanto possibile una via normale e socialmente intensa. Si è anche sposato, con Annamaria, dalla quale poi si è separato.

La decisione

A causa di un peggioramento delle sue condizioni di salute, ha chiesto più volte un sostegno pubblico, che però non ha avuto per la sopravvivenza.

E che lo ha spinto a prendere la decisione del suicidio assistito. Ma comunque lo stesso Loris ha spiegato che se avesse avuto qualcuno al suo fianco ad aiutarlo, probabilmente non avrebbe preso questa decisione. Almeno non adesso.

In una parte della sua lettera, l’uomo ha raccontato di aver avuto dal 1985 il sostegno degli obiettori di coscienza al servizio di leva, che gli venivano affidati dal Comune di Fiesso per quattro ore al pomeriggio dal lunedì al venerdì. Questo fino al 2005, anno in cui è stato eliminato il servizio di leva e di conseguenza anche il servizio sostitutivo alla leva.

Di fronte alla sordità delle autorità pubbliche, che gli hanno negato quell’assistenza che gli avrebbe permesso di continuare a vivere e che lui non poteva permettersi economicamente, Loris non ha potuto fare altro che prendere la decisione di morire con il suicidio assistito.

Conclude la sua lettera con un appello rivolto all’Italia, nella speranza che venga fatta una legge sulla morte degna.

Loris è morto ieri, in una clinica in Svizzera. Non sarà la prima e non sarà l’ultima. ma senza dubbio è la prima morte assistita che è arrivata a causa di problemi economici, in quanto l’uomo non poteva permettersi le cure.

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