L'ultimo saluto a Morosini: "Ci hai insegnato a vivere" - Notizie.it
L’ultimo saluto a Morosini: “Ci hai insegnato a vivere”
Calcio

L’ultimo saluto a Morosini: “Ci hai insegnato a vivere”

In quindicimila l’hanno visto morire in campo, sabato scorso, esclusi quelli che guardavano la partita in tv. Altri duemila l’hanno omaggiato nella camera ardente. Ed in diecimila gli hanno tributato l’ultimo saluto nella chiesa di Monterosso, nella sua Bergamo. Sì, ora la triste parabola terrena di Piemario Morosini è davvero finita, ora ciò che resta del suo corpo, privato di quel cuore che l’ha tradito, riposa presso il cimitero monumentale della sua città, ma quanto dolore e quanta incredulità ai funerali. “Dolce amico, ripartiamo da te” ha detto durante l’omelia don Luciano Manenti, che di Mario era anche il padre spirituale, il confidente. Perfino il parroco officiante ha faticato a trattenere le lacrime perché anche per un uomo di fede è inaccettabile dover salutare così presto ed in maniera così traumatica un ragazzo animato da una voglia di vivere e da una serenità incredibili viste le sofferenze che ha dovuto subire durante la sua breve vita.

Il piccolo quartiere che ha dato i natali a Piermario, e nel quale il ragazzo tornava puntualmente ogni estate per regalare un sorriso ai bambini dell’oratorio, ha vissuto un’ora di popolarità inconsueta e di certo indesiderata.

Nella chiesetta di San Gregorio c’era posto solo per seicento persone: amici, i pochi parenti sopravvissuti, zio, zia e qualche cugino ma ovviamente non la sorella Maria Carla, e le ultime squadre di Mario, il Livorno e l’Udinese oltre all’Atalanta. Tutti gli altri sono rimasti fuori, a seguire la cerimonia sui due maxischermi allestiti per l’occasione oltre a quello dello stadio: dal presidente federale Abete a quello della Lega B Abodi fino al presidente dell’Atalanta Percassi con il dg Marino ed all’ex compagno nell’Udinese Muntari oltre a Marotta e Braida, dg di Juventus e Milan, all’ad dell’Inter Paolillo ed al ct azzurro Prandelli. Sul feretro, trasportato fuori dalla chiesa dagli amici più stretti e dai compagni del Livorno, è stata adagiata la maglia numero 8 dell’Atalanta, quella che Piermario non indossò mai, almeno in gare ufficiali.

Toccanti anche i saluti dello zio, il fratello della madre di Mario, e di quella che a breve sarebbe diventata la suocera, Mariella, la madre della fidanzata Annina: “Grazie per l’affetto che hai saputo regalare ad Anna: è come se avessimo perso un figlio ma tu ci vorresti vedere con il sorriso, quello che hai sempre saputo trasmettere a chi ti ha conosciuto.

TI chiedo un favore – ha aggiunto la signora Vavassori strappando una lacrima a tutti. Quando mi chiamerai dal cielo fallo con il nome Mariella e non “signora” come hai sempre fatto”. Anna non ha trovato la forza di parlare né di farsi riprendere dalle telecamere. Il suo cordoglio misurato e dignitoso rappresenta l’altra metà ideale del piccolo mondo antico di Piermario, ragazzo d’altri tempi con il quale il destino è stato troppo severo. Sì, ora la sua parabola terrena è finita. Ma retorica a parte saranno davvero in pochi a dimenticarlo: per come ha vissuto, e per come ha smesso di farlo.

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